Il naufragio del Concordia di Costa Crociere non è ancora finito con il suo carico di vittime, che in queste ore concitate sono salite a sei, mentre i dispersi sono attualmente sedici. Al danno sembra aggiungersi la beffa: in queste ore sono affiorate dalla carcassa della nave alcune chiazze di carburante nel mare. Si stanno effettuando degli accertamenti, ma si ipotizza si tratti di carburante leggero, capace di evaporare naturalmente.

Si sta cercando di capire come la Costa Crociere rimuoverà il relitto del Concordia incagliato sulla costa dell’isola del Giglio: si parla dell’ipotesi della riparazione dopo il naufragio per riportare la carcassa in posizione verticale e poi ormeggiarla in porto per la stima del danno e per verificarne la possibile riparazione.

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Sono giunte anche le prime affermazioni dal comandante della nave Francesco Schettino, che si è detto affranto e costernato. Questo è quanto riferisce il suo avvocato Bruno Leporatti:

«Con la manovra di emergenza il comandante Schettino ha salvato numerose vite umane.»

Intanto continua la speranza delle famiglie dei dispersi: si cercano ancora un riminese di 36 anni con la figlia di cinque anni, due donne siciliane di 50 e 49 anni, una donna di 30 anni di Cavaglià, un musicista trentenne di Alberobello, due cittadini statunitensi, forse una decina di tedeschi di cui dà notizia la stampa germanica, mentre il governo francese parla di quattro connazionali scomparsi.

Arriva anche la testimonianza drammatica di una donna, Francesca, che era a bordo e che presenta un giudizio pesante sulle operazioni di soccorso:

«Ci hanno diviso dagli altri nostri amici con i bambini, perché la gente non ci ha fatto passare avanti. Abbiamo tentato di prendere un’altra scialuppa, ma era rotta. Mi sono lasciata scivolare al buio, un ragazzo mi ha tenuto e abbracciato, poi è tornato indietro a prendere mio marito e mio figlio. Arrivati vicino alla scialuppa un altro passeggero, un maresciallo dei carabinieri in pensione, mi ha detto di lanciargli mio figlio, la nave ormai era al livello dell’acqua. Così abbiamo fatto. Poi ha preso anche me e mio marito e ringraziando Dio dopo un’ora siamo arrivati a terra. Abbiamo notato una differenza enorme dalla non assistenza sulla nave a quella che abbiamo avuto a terra. Abbiamo avuto molto più aiuto da gente comune che dalle persone competenti.»

Fonte: Il Post, TMNews.