Intervista a Nicoloa Lionetti, Chimico Cosmetologo presso “L. Rigano Industrial Consulting & Research” e Vice presidente Junior della SICC (Società Italiana di Chimica e Scienze Cosmetologiche) sulle creme per il viso e più in particolare su come scegliere tra quella in in vaso o in tubo.

Quali sono le differenze tra una crema in vaso e una in tubo?

«Il packaging è il primo elemento sensoriale che il consumatore percepisce durante l’acquisto di un prodotto cosmetico pertanto, la sua selezione è una delle prime valutazioni che portano alla definizione delle caratteristiche di un nuovo prodotto, in alcuni casi, di un’intera linea di prodotti».

Il vasetto è in assoluto il contenitore che nobilita il prodotto, che dà prestigio. In una recente ricerca effettuata in Korea, si è constatato che lo stesso prodotto perdeva eleganza se il vasetto di vetro veniva sostituito con un qualsiasi altro contenitore. In una linea cosmetica, il prodotto di punta è, nella maggior parte dei casi, presentato nel vasetto.

La sua forma, il suo peso, trasmettono una sensazione di sostanza, pienezza, tipica di un prodotto molto nutriente e restituivo. La possibilità, unica del vasetto, di poter guardare e odorare il prodotto all’apertura e prima dell’utilizzo, costituiscono il primo passo nella comunicazione sensoriale tra il prodotto e la consumatrice. A questa fase segue quella del pick-up, ovvero del prelievo con i polpastrelli.

Un gesto sensuale, di pieno godimento, di “assaggio” libero (in termini di quantitaà) del prodotto, di risposta alle aspettative elaborate durante l’acquisto; in alcuni casi quasi più atteso della stessa applicazione.

Allo stesso tempo non è un contenitore veloce all’uso, maneggevole, da portare in borsa. Questi sono i motivi che in genere portano alla selezione del vasetto per prodotti anti-età o per pelli secche a cui si associano consumatori che dedicano tempo alla cura di sé.

A tutto questo si contrappone quasi simmetricamente il TUBO, simbolo della sportività e della semplicità. Pratico, da portare con sé, per utilizzarlo quando necessario. Mediamente le aspettative sensoriali sono di un prodotto leggero, fresco e facile da spalmare.

La sua confezione chiusa nasconde, durante il primo approccio, le caratteristiche sensoriali del prodotto che diventano un “segreto” tutto da scoprire alla prima erogazione.

Per chi lo usa non ha importanza l’aspetto, l’importante è che faccia il suo dovere. Inoltre, differentemente dal vasetto, è il tubo che “decide” la quantità di prodotto da applicare. Tutte queste caratteristiche lo rendono per lo più idoneo a prodotti giovanili o, principalmente, consumatori che hanno meno tempo da dedicare alla cura della propria pelle. Difficile, al momento, trovare un vasetto se il prodotto è per uomini!»

Esistono differenze dal punto di vista formulativo?

«Effettivamente esistono delle variabili del prodotto che, in alcuni casi, possono imporre la selezione del tipo di contenitore. Gli ingredienti, le loro caratteristiche chimico-fisiche, la loro stabilità alla luce e all’ossigeno e soprattutto, l’imprevedibilità della loro combinazione creano, spesso, delle limitazioni all’utilizzo del vasetto del tubo.

Da una parte il vasetto non protegge la superficie del prodotto dalla luce durante l’uso e il tubo lo fa perfettamente. Viceversa, le caratteristiche chimiche dei materiali utilizzati per il vasetto, vetro o plastiche molto resistenti, lo rendono, spesso, più compatibile con il prodotto rispetto al tubo che in alcuni casi può deteriorare o farsi deteriorare dal prodotto limitandone la stabilità.

Inoltre, il tubo permette l’utilizzo di una percentuale più bassa di conservanti in formula in quanto la modalità d’uso limita il rischio di contaminazione batterica. Una formula con elevata percentuale di filtri solari, sostanze attive sensibili alla luce, non sarà adeguatamente protetta in un vasetto e il rischio che perda la sua efficacia è alta nonostante l’utilizzo di stabilizzanti e antiossidanti. Viceversa è meglio il vaso nei casi in cui la formula possiede una fase lipidica importante o, ancor di più, nel caso di un’emulsione acqua in olio, in cui la fase oleosa, a diretto contatto con il materiale del tubo, può agire come “solvente“ della plastica riducendo il suo spessore e danneggiando la sua efficacia protettiva».

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