Come era immaginabile, la crisi economica ha colpito profondamente gli italiani, anche dal punto di vista dei consumi. E se i lavoratori scendono in piazza contro la manovra economica, per cercare di restare a galla, ognuno fa quello che può e sicuramente non si smette di sognare.

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E il sogno per eccellenza dell’italiano medio è vincere alla lotteria, così tra slot machine, lotto e affiliati e lotterie istantanee, nel 2011 gli italiani spenderanno 73miliardi nell’atto di tentare la fortuna, il 20% in più rispetto all’anno precedente. È quello che dice uno studio della Coop, che ha esaminato come gli italiani sono cambiati in questi anni, anche se la crisi non ci ha colpiti fortemente com’è accaduto in altri paesi d’Europa, eppure la ripresa industriale tarda ad arrivare, tranne che nel settore alimentare.

Un’arma a doppio taglio questa delle lotterie, anche perché possono generare pericolose dipendenze, tanto che negli ultimi tempi persino i Sert cercano di ostacolare l’eccesso di gioco. E tante famiglie sperano di uscire dall’impasse finanziario così, mentre spendono sempre meno in abbigliamento e calzature e di più in biglietti della lotteria.

Dai dati registrati dalla Coop, tiene il settore alimentare ma con i dovuti distinguo: gli italiani si sono fatti più furbi e acquistano nei discount, e per il 35% cambiano spesso negozio o supermercato, forse per inseguire le offerte che a turno gli alimentari propongono. Sono tutti sfiduciati e non sembra che ci saranno grosse novità: gli italiani faticano ad arrivare alla fine del mese e attingono sempre più ai propri risparmi. Chi se la passa peggio sono i giovani, che hanno smesso di credere nell’istruzione. L’80% delle famiglie ritiene di vivere sotto lo standard e le cose vanno male soprattutto al sud.

Vincenzo Tassinari, presidente del consiglio di gestione di Coop Italia, ha commentato i dati:

“In una situazione di crisi strutturale il rigore nei conti pubblici è d’obbligo, ma manovre che rischiano di essere depressive avranno come risultato una consistente riduzione del potere d’acquisto delle famiglie, che negli ultimi dieci anni è già calato del 7%. Noi pensiamo che la gravità della situazione richieda uno sforzo propositivo al mondo politico e in particolare al Governo chiediamo di riavviare una grande stagione di liberalizzazioni in grado di determinare un aumento in un decennio del Pil del 10,8%. Ciò genererebbe una maggiore capacità di spesa in termini di nucleo familiare di circa 3.000 euro all’anno, 250 euro al mese.”

Fonte: Repubblica.