La crisi economica in Grecia sembra giunta alla resa dei conti. Una violenta guerriglia urbana, cui hanno preso parte black bloc ma soprattutto cittadini comuni, ha sconvolto per tutta la notte scorsa i centri delle città di Atene e Salonicco. Nella capitale, in particolare, una folla di oltre 100 mila persone si è riunita in piazza Syntagma, cuore nevralgico della metropoli, per protestare contro le nuove pesantissime misure di austerità al voto in Parlamento.

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Nonostante i violentissimi scontri, che hanno causato decine di feriti e di arresti, in nottata il governo ha comunque votato sì al piano contro la crisi economica concordato con quella che i greci definiscono la troika, cioè la triade formata da Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale.

Alla Grecia, in gravissima crisi e a rischio default, l’Unione Europea ha infatti richiesto l’approvazione di misure immediate e pesanti, vincolando a queste ultime la concessione del prestito di 130 miliardi di euro necessario a evitare il fallimento del Paese e la sua uscita dalla moneta unica.

Il piano di austerity, sostenuto sia dal partito socialista sia dalla destra, sembra però scaricare interamente sui cittadini il peso della crisi. Licenziamenti per molti dipendenti statali, diminuzione di oltre il 20% del salario minimo garantito, taglio delle pensioni, calo sensibile della spesa sanitaria, e svendita delle quote pubbliche di acqua ed energia: queste sono le misure che dovrebbero salvare lo stato greco e a cui i cittadini si ribellano.

Il Premier Lucas Papademos ha condannando le violenze della notte e affermato che non c’è spazio per il vandalismo nella democrazia greca, ma tra i manifestanti ateniesi c’era anche il celebre compositore Mikis Thedorakis, 86 anni, il quale ha invece denunciato di essere stato aggredito dalla polizia insieme alle persone che si erano radunate per ascoltarlo parlare. E mentre Atene brucia ancora per gli scontri e viene infuocata dalle polemiche e dalle accuse incrociate, le borse europee volano, soddisfatte dall’approvazione del piano economico.

Fonte: La Repubblica