La crisi economica continua a colpire gli imprenditori in maniera quasi virulenta. È avvenuto infatti in queste ore l’ennesimo suicidio di un imprenditore, che quasi fa pensare a un rischio emulazione. Intanto anche chi cerca un lavoro, magari statale, non se la passa meglio: il precariato degli insegnanti è una questione annosa, che ancora una volta rischia di subire il danno e la beffa.

L’ultimo suicidio a causa della crisi economica è quello di Mario Sacco, cinquantenne di Milano e titolare di un’impresa edile, che si è sparato alla testa nei pressi di monte Mottarone.

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I problemi economici sembrano essere alla base del gesto, che ormai lo accomuna a una folta schiera di persone che in tutta Italia, da nord a sud, non riesce a trovare una soluzione alla forte crisi che sta attraversando ogni settore dell’economia. Si potrebbe pensare che questi suicidi siano indotti dai media, che in maniera sempre più allarmante raccontano la crisi attraverso giornali, TV e Internet.

La crisi tuttavia non è solo suicidi, ma anche polemiche e precariato. Proprio in termini di ingiustizie in periodo di crisi, emerge nelle ultime ore un problema con il precariato scolastico. Eliminate le SISS, si era aperto un grande dubbio per gli insegnanti precari senza abilitazione: quali le possibilità per entrare nella scuola? Niente paura – dice il Ministero dell’Istruzione – istituendo i TFA, ossia i Tirocini Formativi Attivi, che altro non sono che le vecchie SISS. Sì, perché oltre a dover sostenere un esame, dato che l’accesso è a numero programmato, per ogni provincia e per ogni classe di concorso, i potenziali insegnanti che vogliono uscire dalla crisi devono anche pagare 2.500 euro, una vera e propria tassa per il diritto allo studio, esattamente quella che si pagava nelle SISS.

Viene però da domandarsi se sia questa la strada giusta per dare posti di lavoro e anzi se non si rischia che anche i potenziali insegnanti inizino a dare segni di cedimento: chi ha una laurea oggi e ha contestato la validità delle SISS non iscrivendosi, non è detto in realtà che possa essere meno capace di chi invece ha conseguito il diploma presso una scuola di specializzazione. Soprattutto perché viene da domandarsi, se effettivamente non siano esclusi da queste logiche non solo coloro che sono meno preparati e non passano l’esame, ma effettivamente chi l’esame non lo sostiene nemmeno, perché non può pagare i 2.500 previsti se dovesse superarlo e accedere al TFA: quasi sembra di immaginare, ancora una volta, i precari della scuola guardare “i più fortunati” (si fa per dire, dato che molte classi di concorso, specialmente al sud, sono in esaurimento) andare avanti, mentre loro guardano, come piccoli orfanelli davanti alla vetrina di un negozio di dolci.

Fonte: Quotidiano, Informare per resistere.