Crisi economica e suicidio sono due parole oramai troppo presenti sui quotidiani nazionali in questo periodo: i debiti da pagare spingono molti imprenditori all’insano gesto, lasciandosi dietro solo una lettera di scuse per aver abbandonato per sempre la propria famiglia.

È stato proprio a causa della crisi economica che Generoso Armenante, 48enne di Salerno, ha deciso di togliersi la vita impiccandosi martedì pomeriggio. A trovare il corpo è stata la figlia di 19 anni e insieme al cadavere è stato rinvenuto un biglietto d’addio con il quale Armenante ha cercato di spiegare il suicidio:

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«Chiedo perdono a tutti… Visto che sono un fallito ho deciso di farla finita. Senza lavoro non posso vivere»

Generoso Armenante era la guardia giurata di un Cash & Carry a Salerno. Dopo un cambio al timone della ditta che gli aveva offerto il lavoro, Generoso si è trovato senza lavoro ha vissuto da disoccupato fino al suicidio, sommerso di debiti. Il colpo di grazia gli è stato dato dall’atto di sfratto che chiedeva la liberazione della struttura che occupava con la sua famiglia.

Ma non è l’unico ad aver pensato di togliersi la vita per evitare il giudizio di amici e parenti. Un altro operaio disoccupato, il 62enne Angelo Coppola, ha deciso di suicidarsi con un colpo di fucile al petto lasciandosi alle spalle un’unica frase:

«Senza lavoro non si può vivere»

La crisi economica ha colpito anche il nord d’Italia e “sopra il Rubicone” a farne le spese sono per la maggior parte i titolari di piccole aziende. Martedì è stato ritrovato privo di vita il corpo di un imprenditore 60enne, impiccato a un albero nel bosco di Cesate, in provincia di Milano. La ragione dell’estremo gesto è sempre la stessa: i debiti che la sua azienda in crisi non avrebbe potuto saldare.

Fonte: Il Corriere della Sera