Crisi economica, la ricetta di Umberto Bossi è la stessa di sempre: creare la Padania a ogni costo. Dopo il tentativo di Angelino Alfano di trovare una nuova intesa per le prossime elezioni amministrative, lo stesso Senatur ribadisce poi il concetto che ha portato i leghisti all’opposizione dell’esecutivo guidato da Mario Monti: meglio correre da soli, la Lega non cerca alleanze con nessuno.

Riguardo la crisi economica e il premier Mario Monti le parole di Umberto Bossi sono tutt’altro che lusinghiere, come poco amichevoli sono i riferimenti del capo leghista a {#Silvio Berlusconi}. Primo punto toccato è però il mito sempre, caro al Senatur, la Padania:

Galleria di immagini: Lega a Pontida

«La Padania si farà a tutti i costi, costi quello che costi. Non rinunceremo mai alla nostra libertà, siamo stufi del centralismo romano, che lo faccia Monti o i vecchi socialisti o la sinistra».

Non ammorbidisce i toni Bossi quando parla dell’attuale nello specifico del Presidente del Consiglio, sul quale non ha mezze misure. Mario Monti non sarebbe la soluzione alla crisi economica, ma una delle sue cause scatenanti:

«Monti è un dramma, risponde solo alle richieste dell’Europa e delle banche, è il rappresentante in Italia di quella banca americana che ha innescato la crisi mondiale».

Le battute finali sono dedicate al vecchio alleato. Umberto Bossi respinge il tentativo di riappacificazione di Angelino Alfano con un attacco non troppo velato alle scelte operata da Berlusconi negli ultimi mesi:

«Berlusconi mi fa pena: va a votare il contrario di quello che faceva. Per questo non è possibile fare un accordo per le Amministrative».

Un primo commento alle parole di Bossi arriva dal presidente di SEL (Sinistra e Libertà) e della Regione Puglia Nichi Vendola, che vede nelle parole del leader del Carroccio un disperato tentativo di salvataggio della Lega:

«Bossi sta cercando di riesumare una Lega che non esiste più, risucchiata nel cono d’ombra della Roma ladrona. La Lega Nord deve tornare a ruggire dopo che hanno belato a lungo. Sono stati alfieri del quindicennio berlusconiano, ora torna la bandiera della secessione ma è un tentativo di salvare il salvabile per una formazione che entrata in crisi profonda».

Fonte: Il Messaggero