Sempre sorridente, allegra, positiva, eternamente giovane, proprio come i protagonisti dei cartoni animati che ha “siglato” per una vita. Ha accompagnato nella crescita generazioni di bambini, neanche fosse un omogeneizzato, e ora che ha raggiunto i 30 anni di attività, Cristina D’Avena può essere considerata a tutti gli effetti un’icona della TV e della musica italiana. Una lunga carriera alle spalle e non sentirla, l’energia di una ragazzina e la loquacità coinvolgente e affabile capace di conquistarti e spiazzarti, sin dalle prime battute.

L’uscita dell’ultimo album è stata l’occasione per una lunga chiacchierata:

Nuova uscita discografica, “30 anni e poi…” un “best of” per festeggiare i 30 anni di carriera. Trent’anni nella musica eppure l’immagine è sempre quella degli esordi, ma il tempo passa anche per te o hai firmato qualche patto?

“Sono molto fortunata: ho un aspetto giovanile, ma gli anni ci sono eccome, solo che non li sento. Me ne rendo conto solo quando guardo vecchie foto, cd, o quando penso a tutte le volte che sono andata alla Five Record (oggi Mediaset) per registrare qualche nuova sigla. Ho accumulato un sacco di successi e solo così mi accorgo degli anni trascorsi”.

All’interno del triplo cd celebrativo ci sono più di 70 brani, tre sigle inedite, una versione speciale del canto natalizio O Holy Night e, soprattutto, un omaggio al grande Lucio Dalla: una cover de L’anno che verrà. Come mai?

Lucio l’ho conosciuto, non eravamo amici, ma le sue canzoni mi hanno accompagnata nella giovinezza. Le dedicavo ai miei fidanzatini, adoravo “Anna e Marco” e quando è venuto a mancare mi son sentita un grande vuoto dentro. Ho pensato di volergli fare un omaggio rispettoso, semplicemente un modo per ringraziarlo, e per condividere la mia emozione quando lo canto. “L’anno che verrà” è stata egregiamente arrangiata da Valeriano Chiaravalle, ma la sentivo così mia che l’avrei potuta cantare anche a cappella“.

Una Cristina D’Avena inedita, insomma, alle prese con un genere più “adulto”. Ma non hai mai pensato di andare a Sanremo?

Sinceramente? Non ne sento il bisogno. Ho talmente tanto amore da parte dei miei fan che non sento la necessità di andare a barcamenarmi in un’esperienza come il Festival di Sanremo. Il mio genere diverte i bambini e rende più spensierati i grandi. Nelle discoteche i miei poster, le mie locandine sono accanto a quelle dei Club Dogo. Siamo così diversi, eppure così simili nel nostro intento: tiriamo fuori le emozioni della gente, la facciamo sfogare. Sanremo non lo escluderei a priori, ma credo che non riuscirebbe a portarmi più di quanto ho già”.

Le sit-com “Kiss me Lycia” e “Arriva Cristina” avevano un bel seguito, anche recentemente le hanno riproposte su un canale del digitale terrestre. Ti piacerebbe proporne una nuova e quale sarebbe il tema che potrebbe piacere ai bambini e ragazzi di oggi?

Lycia è attualissima anche nel 2012, altrimenti non l’avrebbero riproposta. E ti dirò di più, la reinterpreterei anche subito se me lo chiedessero: sarebbe apprezzata non solo dai più piccoli perchè tutta la storia gira sempre intorno all’amore, e l’amore vissuto ad una certa età, è sempre attuale”.

Ho visto una Cristina D’Avena scatenata con chitarra elettrica in spalla insieme ai Gem Boy, come è nata questa collaborazione?

E’ nata in maniera abbastanza casuale, io a dire il vero inizialmente non li sopportavo. Ma voi avete presente quante me ne ero sentita dire dai Gem Boy? Poi è successo che avevo perso la mia band e dovevo suonare al Roxy Bar, mia sorella (nonché il mio ufficio stampa) mi ha proposto di unirmi a loro per una serata-prova. Ho detto di no. Poi li ho incontrati in Autogrill ed è iniziata la corte spietata. Ho ascoltato con calma il loro cd, mi sono convinta. La serata al Roxy Bar è stata spettacolare, l’inizio di un successo su e giù per lo Stivale“.

Cristina D’Avena cosa vuol fare da grande?

“Continuare a cantare e diventare neuropsichiatra: mi mancano pochi esami per prendere la laurea in Medicina”.