Non sono solo i medici televisivi a sbagliare tutto, come aveva affermato un recente studio. In compenso sono in buona compagnia con quella dei poliziotti, in particolare quelli delle serie CSI. Così, un’insegnante di giornalismo, Connie Fletcher, ripensando a tutte le volte in cui, vedendo il telefilm, aveva riso dell’assurdità di certi assunti, ha deciso di scrivere il libro “Sulla scena del crimine“, edito in Italia per Einaudi.

Dal volume emerge una realtà americana a volte molto simile a quella italiana, dove non sempre il colpevole di un crimine grave viene scoperto dalla scientifica. E noi italiani magari siamo soliti pensare che negli Stati Uniti vada tutto come in CSI.

Non è come in CSI” è stata la frase più ricorrente per poliziotti e giudici cui l’autrice del libro si è rivolta, scoprendo che il luminol, ad esempio, non si usa in pieno giorno, ma solo in assenza completa di luce, che le scene del crimine puzzano, per cui chi ci deve lavorare su si mette indumenti comodi e che magari dopo dovrà decisamente gettare via, o ancora che su ogni crimine ci lavora una squadra composta da moltissime persone, anche per anni.

Anche se, a ben guardare, sono gli aneddoti reali a far sorridere: da un cadavere estratto dall’oceano e pieno di granchi che scappano, mentre a qualcuno è venuta voglia di farcisi la zuppa, a un poliziotto che urla per i rumori molesti della TV presso la scena del crimine, a un altro, che resta da solo per la codardia dei colleghi, durante una sparatoria in un vicolo malfamato.

E una strana coincidenza: l’autrice del libro ha lo stesso cognome del personaggio interpretato da Angela Lansbury in “La signora in giallo“. Un segno del destino?