Si parla spesso di quote rosa, in politica, nelle aziende, molto meno di “toghe rosa”, di magistrati donna, che hanno studiato e fatto carriera, magari rinunciando a famiglia e figli o barcamenandosi come matte tra questi e il lavoro.

Ci sono toghe rosa presidenti di Tribunale, anche se sempre in circoscrizioni non molto grandi, procuratori della Repubblica ad Ancona, Aosta, Gela, Crema, Gorizia, procuratori generali a Venezia, e, adesso, anche un presidente di sezione della cassazione. Si tratta di Maria Gabriella Luccioli, ex consigliere del Consiglio Superiore della Magistratura.

Attualmente quasi la metà dei magistrati in servizio è una donna, eppure numericamente sono poche quelle che occupano posti di vertice dirigenziale, e rischiano di diventare ancora meno, come denuncia un articolo del Corriere della Sera, in cui si legge:

Le toghe rosa rischiano una retrocessione di rappresentanza nel plenum del CSM, l’organo di autogoverno della magistratura, che verrà rinnovato a luglio.

Il motivo? Una penuria di candidature, che però non dipende dal venir meno della volontà, da parte delle donne magistrato, di rivestire incarichi all’interno dell’organo che coordina e gestisce il potere giudiziario del nostro Paese.

Ezia Maccora, non a caso una donna che presiede la commissione pari opportunità proprio del CSM, ha spiegato:

Le modalità di lavoro di queste istituzioni centrali non sono compatibili con la vita privata delle donne magistrato. Ma la volontà di partecipare da parte delle donne non è venuta meno, tanto è vero che nei consigli giudiziari territoriali questo problema non esiste.

Sotto accusa, in realtà, ci sono le diverse fronde politiche all’interno dell’ordine della magistratura: buona parte dei futuri consiglieri, infatti è eletta proprio da tutti i magistrati, e le correnti tra di essi, nonostante la decisione di ricorrere alle primarie per la scelta, non hanno favorito né spinto per candidature femminili.

Insomma, la composizione del prossimo CSM rischia di essere addirittura meno in rosa di quello eletto quattro anni fa, in cui tra i 16 membri “togati”, cioè quelli eletti, appunto dai colleghi magistrati, ci sono solo quattro donne.

E sotto accusa sono finiti in particolare le correnti di sinistra: Magistratura democratica, Movimento per la giustizia e Articolo 3 hanno, infatti, presentato solo una candidata donna. Di più ha fatto Unicost, corrente di centro, che ne ha candidate due.

Insomma, come andrà a finire lo vedremo a luglio, quando, scaduti i quattro anni di mandato degli attuali consiglieri, si procederà al voto.

Nel frattempo possiamo solo interrogarci e chiederci: possibile che appena venga meno l’obbligo delle “quote rosa”, come ad esempio nelle elezioni politiche amministrative ormai alle porte, le donne spariscano di nuovo? E come mai siamo ancora a questo punto?