L’arte della cucina può essere vista sotto tanti diversi punti di vista: per piacere, per lavoro, per necessità ma anche come mezzo di sviluppo sociale.

Questo, almeno, è il concetto che sta alla base del progetto Noor Aida, un’iniziativa che aiuta le donne palestinesi del campo profughi di Aida a Betlemme ad emanciparsi da una situazione di emarginazione e di privazione delle libertà.

Un progetto iniziato un anno e mezzo fa, nato dall’idea di Sandra, uno chef brasiliana, che si è messa all’opera per aiutare le donne del campo, in particolar modo quelle che hanno dei bambini disabili, a uscire dal loro ruolo tradizionale e aiutare la loro società a fare quel passo che nessuna istituzione è stata capace di fare.

Alcune donne del campo hanno abbracciato, non senza timore, questa possibilità e ora insegnano la cucina tipica palestinese agli stranieri che arrivano in questa zona. Un lavoro vero e proprio: le lezioni costano 12 euro, di cui 10 sono lo stipendio che percepiscono queste insegnanti.

La cucina diventa così un terreno di comunicazione e di emancipazione, uno strumento, molto più piacevole di quelli che solitamente vengono offerti, che, come testimoniano alcune delle donne coinvolte, le ha aiutate a capire l’importanza del loro ruolo non solo all’interno della famiglia, ma come motore per la società intera.