In cucina molte donne insaporiscono i piatti con il dado, il cui uso, spesso, è subordinato alla mancanza di tempo. Non tutte, infatti, hanno la possibilità di realizzare il brodo vegetale o di carne per zuppe, minestre o altre ricette.

Tuttavia la domanda è una e importantissima: in cucina si può usare il dado? Un’indagine di Altroconsumo ne ha analizzato la composizione, giungendo a conclusioni degne di nota.

L’ingrediente principale del dado non è né la verdura né la carne, ma il sodio. Altroconsumo, attraverso un’approfondita analisi, ha quantificato il sodio presente all’interno di ogni dado, scoprendo che una porzione di brodo preparata con il dado fornisce all’organismo il 55-65% di sodio che dovremmo assumere nell’arco dell’intera giornata. Si sa che un eccesso di sodio può portare a ritenzione idrica o ipertensione. Solo per la smodata quantità di sale, bisognerebbe evitare il consumo di dadi. Tuttavia, se non se ne può fare a meno, allora sarebbe consigliabile non aggiungere sale in più nel brodo e non usare il sale negli altri cibi cucinati durante il giorno.

Essendo il sodio l’ingrediente principale del dado, le conseguenze sono chiare: all’interno dei cubetti non ci sono né carne né verdura o, almeno, ci sono ma in minima parte e non come si immaginerebbe. Altroconsumo ha analizzato l’estratto di carne tra gli ingredienti del dado. L’estratto è ottenuto dal muscolo del bovino, fatto a pezzi, cotto in acqua, filtrato, sgrassato e ridotto fino a diventare una pasta di colore scuro. Per un chilogrammo di estratto necessitano dai 30 ai 40 chili di carne. Il risultato è che, sebbene sia l’ingrediente principale, la carne, all’interno dei dadi, va dallo 0,5 al 6%.

Ma ciò che più deve preoccupare della lavorazione della carne è la sua provenienza: sulle confezioni dei dadi, infatti, non appare il luogo e il modo in cui il bovino in questione è stato allevato, il che, alla luce delle varie epidemie di animali, dovrebbe destare preoccupazione.

Terzo ingrediente dei dadi è il glutammato monosodico, esaltatore della sapidità. Si tratta di un prodotto di scarto nella lavorazione dello zucchero e spesso è a base di grassi, oli vegetali e/o idrogenati. Riesce a dare sapore e gusto a qualsiasi piatto insipido, ma con il suo uso si rischia di mascherare prodotti di qualità scadente. Non tutti i dadi hanno il glutammato, ma, quando è presente, questo componente risulta essere il secondo ingrediente in ordine di quantità. In sé, il glutammato non è nocivo, ma se usato spesso può provocare mal di testa.

Il dado fa comunque risparmiare sulle calorie: cento grammi di dado corrispondono solo a 180 calorie. Il consiglio è quello di preparare il brodo in casa, facendo bollire le verdure o la carne: li si può congelare in piccole porzioni per rendere i propri piatti davvero gustosi e nutrienti.

Fonte: Melarossa.