Perché sei un essere speciale, e io avrò cura di te…

Chi non ricorda questa meravigliosa dichiarazione d’amore e d’intenti, espressa nella delicatissima canzone “La cura” di Franco Battiato?

Eppure in un mondo come quello di oggi, che gira ad alta velocità, in cui viviamo le nostre vite a ritmi serratissimi, con l’unico obiettivo di raggiungere il successo (lavorativo, familiare o personale che sia), con l’unico denominatore comune dello stress, sappiamo ancora prenderci cura della nostra metà?

Siamo disposti a smettere di girare come trottole, a scendere da questa scintillante giostra (forse faticosa ma indubbiamente affascinante) a rinunciare a qualcosa, ad esempio ad alcuni impegni quotidiani, se lui o lei sono malati?

Secondo un recente studio della Washington University di Seattle, pubblicato sul quotidiano britannico Daily Telegraph, anche su questo punto uomini e donne sarebbero profondamente diversi.

I primi, infatti, sono sette volte più inclini ad abbandonare la propria donna se lei sta male: non a caso il 21% dei matrimoni nei quali è la moglie ad ammalarsi si chiudono con separazione e divorzio, mentre, quando ad ammalarsi è lui, solo il 3% delle donne abbandona il marito.

Come dire che la donna-crocerossina non è solo un luogo comune: quella che viene fuori è una fotografia in bianco e nero, apparentemente d’altri tempi; tempi di donne regine del focolare domestico, pronte a dedicarsi e preoccuparsi dei mariti. E a fronte di donne pronte a soccorrere e aiutare l’altra metà, ci sarebbero mariti egoisti e concentrati su sé stessi.

Insomma, di questi tempi in cui ci si interroga tanto su che cosa sia la femminilità, in questi tempi in cui sempre più le donne tendono a farsi, e se necessario a rifarsi, secondo il modello che piace agli uomini, da questo studio viene fuori un modello apparentemente in controtendenza.

Viene fuori, cioè, una “femmina” vecchio stile, che ricorda un po’ le nostre nonne, che magari è anche in carriera, ma è comunque pronta a fare una battuta d’arresto qualora un problema serio di salute del suo lui dovesse richiederlo.

L’esito di questa ricerca, in tutta sincerità, mi ha stupita: verrebbe da chiedersi che lavoro svolgono, che fascia d’età hanno, che vita fanno le donne intervistate. Verrebbe da chiedersi se è una tendenza trasversale a categorie professionali e classi sociali o meno.

Voi che lettura dareste a questo studio? Sareste anche voi pronte a fare le crocerossine?