La notizia della chiusura di Current TV, decisa unilateralmente dal direttivo di SKY Italia, ha generato fitte polemiche sia nel mondo politico che in quello dei social network. In un comunicato diramato online ieri dalla redazione di SKY TG24, è stato asserito come per l’emittente di Al Gore sia stata programmata la chiusura a causa di ascolti troppo bassi, ingiustificabili a fronte dell’investimento del gruppo di Rupert Murdoch. Ma il politico statunitense, ospite ieri sera ad Annozero, svela una versione decisamente meno edulcorata della realtà.

Innanzitutto, Gore ha voluto smentire i dati pubblicati da SKY, sottolineando come nell’ultimo triennio gli ascolti di Current abbiano goduto di un incremento del 270% di share durante la giornata e del 550% durante il primetime, risultato non paragonabile con le altre emittenti del gruppo che, nello stesso periodo, sono rimaste stabili, se non addirittura calate. Le ragioni della cancellazione del canale, perciò, risiederebbero in questioni di mera opportunità politica.

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Current TV trasmette in diverse nazioni mondiali e, in ognuna di queste, stringe accordi con i maggiori broadcaster. In Italia, l’unica alternativa per andare in onda, così come succede per tantissimi altri gruppi editoriali, è quella di appoggiarsi alla piattaforma SKY, che negli anni si è dimostrata peraltro garantista di un pluralismo informativo assente sui media tradizionali. Data forse anche la concorrenza tra Murdoch e le TV di Silvio Berlusconi, in questo lasso di tempo Current non è incorsa in opposizioni aziendali, nonostante lo stile non fosse propriamente affine all’orientamento di destra del magnate australiano. Dal prossimo mese, però, la TV di Al Gore manderà in onda in tutto il globo il giornalista Keith Olbermann, conosciuto negli Stati Uniti per aver duramente criticato la destra e l’impero di Murdoch. Secondo Gore, l’assunzione di Olbermann avrebbe sollevato le ire del magnate, il quale avrebbe così deciso di epurare per vendetta il canale dal proprio bouquet.

Vi potrebbe essere, però, un’altra ragione. Current TV è considerata dal mondo politico come un’emittente scomoda, perché altamente indipendente dal punto di vista dell’informazione. È stata proprio Current ad aver mandato in onda in Italia il documentario “Citizen Berlusconi“, l’analisi attenta dell’impero del Presidente del Consiglio, trasmessa in tutto il mondo ma rifiutata dalle emittenti generaliste dello Stivale. A questo, si aggiungano poi i numerosi servizi sugli scandali governativi, politici, ambientali ed economici che i media tradizionali italiani invece tacciono: Current, di conseguenza, non può evidentemente essere annoverata tra le televisioni gradite al Premier Silvio Berlusconi. Con la volontà di SKY di allargare il proprio bacino dal satellite al digitale terrestre, Murdoch è però costretto a ripristinare un dialogo con il Governo per ottenere la licenza sulle frequenze del DTT, bloccate per SKY fino al 2012. Da contrapposti, perciò, il magnate e il Primo Ministro sarebbero diventati alleati e il primo effetto si ipotizza sia proprio l’epurazione delle fonti informative non filogovernative.

Al Gore ha quindi invitato gli abbonati alla pay-TV a inondare di email l’amministratore delegato Tom Mockridge e di informare l’amministrazione SKY dell’intenzione di disdire il proprio contratto qualora Current venisse eliminata dai palinsesti. A giudicare dalla mobilitazione sui social network, basti considerare come la questione sia diventata ben presto un trending topic di Twitter, i telespettatori hanno preso alla lettera le indicazioni del Premio Nobel americano: le pagine Facebook dei due network sono sotto l’assedio di numerosi clienti pronti a stracciare i loro abbonamenti, e la vicenda è stata inoltre ripresa dalle più svariate testate internazionali.

Riuscirà la mobilitazione davvero massiccia, almeno considerando i numeri dei social network, a cambiare il destino di Current? Se così non fosse, l’Italia perderebbe l’ennesima sfida con il pluralismo dell’informazione.