Un curriculum vitae curato, ricco di esperienze di lavoro e adatto al tipo di impiego per il quale si propone la candidatura, non è comunque una garanzia di successo. A fare presa su coloro che reclutano nuovo personale è la solita raccomandazione, almeno nella maggioranza dei casi.

Più che il curriculum vitae, infatti, contano le conoscenze personali, che ancora oggi rappresentano la corsia preferenziale per trovare lavoro. Ad affermarlo è una ricerca condotta da Excelsior di Unioncamere in collaborazione con il Ministero del Lavoro.

Nel 2010, il 60 per cento delle aziende che hanno partecipato al sondaggio hanno ammesso di essersi basate su conoscenze o raccomandazioni per assumere un nuovo dipendente.

Dall’indagine, tuttavia, emergono altri aspetti interessanti che mostrano vari cambiamenti nel corso degli ultimi anni per quanto riguarda le fasi di reclutamento delle imprese. Nonostante, infatti, sia aumentata la percentuale di aziende che ha scandagliato la propria banca dati interna per selezionare nuovo personale, sembra che siano calati i sistemi di reclutamento tradizionali come le stesse agenzie interinali, oppure la pubblicazione di annunci di lavoro.

«Il clima economico ancora incerto spinge evidentemente le imprese alla massima cautela nella selezione di nuovi candidati: la conoscenza diretta, magari avvenuta nell’ambito di un precedente periodo di lavoro o di stage, e il rapporto di fiducia da essa scaturito diventano quindi premianti ai fini dell’assunzione.»

Un unico punto a favore dei tanti aspiranti lavoratori che non possono vantare conoscenze particolari e utili al fine di trovare un impiego: se l’azienda ha 50 o più dipendenti, infatti, solitamente si rivolge all’archivio di curricula interno.