È quanto risulta da uno studio della Northwestern University (Illinois), pubblicato sulla rivista dell’Accademia americana delle scienze ”Pnas”.

Sembra che gli uomini che diventano papà in età matura lascino ai figli un’eredità preziosa, ovvero cromosomi più ”protetti” e quindi la possibilità di vivere più a lungo. La spiegazione scientifica è questa: le parti terminali dei cromosomi, composte da sequenze ripetute di DNA, sono più lunghe nei papà anziani e, quindi, rallentano l’invecchiamento delle cellule con un effetto che diventa sempre più ampio di generazione in generazione.

Un passaggio intergenerazionale, quindi: in genere, con il passare degli anni, le parti terminali dei cromosomi contenuti negli spermatozoi tendono ad allungarsi. I ricercatori della Northwestern University hanno condotto questo studio proprio allo scopo di approfondirne gli effetti nelle generazioni future. Hanno monitorato 1.779 giovani filippini che sono diventati padri tra i 15 e i 43 anni e le rispettive famiglie.

Per ciascuno di loro hanno misurato la lunghezza dei telomeri, ovvero delle parti terminali dei cromosomi e l’hanno confrontata con la lunghezza di quelle della madre, cercando di appurare possibili relazioni con l’età in cui il padre e il nonno paterno erano diventati a loro volta papà. I ricercatori sono arrivati alla conclusione che la lunghezza dei telomeri di un figlio aumenta non solo con l’aumentare dell’età del padre, ma anche con l’età che aveva il nonno paterno quando a sua volta era diventato papà.

I ricercatori, tuttavia, avvertono che questo non significa che sia preferibile diventare padri in età matura, perché con l’età possono aumentare le probabilità di trasmettere al figlio variazioni che vanno oltre il beneficio della longevità: i possibili mutamenti possono, infatti, provocare aborti o malattie genetiche. La Northwestern University condurrà un apposito studio per appurare quali possano essere le conseguenze sulla salute del figlio in caso di un papà anziano.