Barbie, l’amata bambola della Mattel nata nel lontano 1959, da ben cinquantatre anni non smette di allietare i pomeriggi delle più piccole; oltre a tante, tantissime versioni della bambola più venduta al mondo, in commercio si trova di tutto e dal 1987, anche i film.

Dal 3 ottobre è disponibile il nuovo DVD “Barbie La Principessa e La Popstar” distribuito da Universal Pictures. In questa nuova avventura, Barbie veste i panni di Tori, la generosa principessa del Regno di Meribella che preferirebbe cantare e ballare invece di seguire i noiosi cerimoniali di corte. Quando Keira, la sua popstar preferita, arriva in visita al regno, le due ragazze decidono di scambiare le proprie identità…

Acquistando il DVD, le bambine potranno partecipare a un appassionante concorso: cantando sulle musiche di una delle canzoni del film, avranno l’opportunità di vincere un week-end da vere popstar e incidere la propria versione del brano in una vera sala di registrazione con tanto di servizio fotografico, un Hairstylist e un Make-Up Artist.

Una passione, quella per il canto e per il mondo dello spettacolo, che investe anche i nostri figli, oggi più che mai. Abbiamo intervistato Giuliano Boursier, produttore musicale (ha costituito la Sunrise Music Production, attivo attualmente con Music Ahead, collabora con le Major ed etichette indipendenti), arrangiatore, compositore, direttore d’orchestra e Talent Scout (tra i suoi pupilli spicca Luca Dirisio) per capire meglio come potersi muovere nell’ambiente musicale, insieme ai nostri piccoli talenti.

Probabilmente oggi, più che in passato, assistiamo al fenomeno secondo cui, anche i più piccoli, vogliono entrar a far parte del mondo dello spettacolo passando per la musica (vedi i vari programmi televisivi canori con protagonisti i bambini). Quanto, secondo lei, questo fenomeno è da imputare ai bambini stessi e quanto ai genitori?

«Sicuramente alcuni bambini nascono con il dono del canto, altri vengono influenzati dai genitori e altri ancora si lasciano trasportare dai vari programmi televisivi. I genitori, in ogni caso, hanno un ruolo fondamentale nell’educazione del baby artista e devono essere in grado di guidarlo, facendogli apparire la sua esperienza come normale e non a tutti i costi straordinaria. Purtroppo i bambini, il più delle volte, sono abituati a essere assecondati e quindi gareggiano sempre con la voglia di vincere ed essere i più bravi.»

Le sarà capitato di “esaminare” dei piccoli aspiranti cantanti; come fa a riconoscere dove c’è talento e possibilità di un futuro successo quando si ha a che fare con le voci ancora non formate, mi passi la parola: acerbe?

«La voce infantile ha caratteristiche differenti rispetto alla struttura anatomica della voce adulta (pensiamo alle cosiddette voci “bianche”). Il talento si riconosce dall’intonazione del bambino e dalla sua capacità di muoversi tra le note della melodia (gli intervalli), ma anche di interpretare il brano. Non mi piace, però, che nelle gare canore televisive alcuni maestri decidano delle tonalità improponibili per il bambino che deve eseguirla. In effetti, mentre la casalinga che segue il programma pensa: “Che voce ha questo bimbo!”, gli addetti ai lavori sanno perfettamente che con una tonalità più appropriata l’ascolto sarebbe più gradevole.»

Quali sono le qualità che deve avere un aspirante cantante oggi per avere successo?

«Le qualità sono sicuramente: il talento, il timbro, l’immagine, la grinta, la tenacia, ma soprattutto la pazienza, perché in Italia è veramente difficile raggiungere il successo.»

Quali sono gli accorgimenti da portare avanti una volta appurato che un bambino/una bambina ha del talento e che la musica può diventare qualcosa in più di un semplice passatempo pomeridiano?

«Il primo passo da compiere è prendere lezioni di canto. Pochi sono i cantanti famosi che non sono preparati vocalmente. In secondo luogo è importante partecipare man mano ai vari festival e/o concorsi canori provinciali per avere i primi feedback e infine, se si hanno dei riscontri positivi, sicuramente affidarsi a un produttore artistico riconosciuto per creare un progetto inedito.»

La paura di molti, oggi, è che il bambino sviluppi il desiderio di diventare cantante, musicista, sotto la pressione dei genitori; anche lei ha iniziato ad avvicinarsi al mondo della musica molto presto, si tratta di una scelta di vita ben precisa, lei ha sviluppato questo amore da solo o l’ambiente familiare ha influito in qualche modo? Quali sono i rischi a cui un bambino può andare incontro in questo ambiente?

«È possibile che i genitori sottopongano il bambino a pressioni per farlo diventare un artista in erba. Come ho già detto, i genitori sono fondamentali per capire le aspirazioni dei loro figli, ma soprattutto per educarli fin da piccoli alla passione per la musica solo se intravedono un vero interesse. Tra l’altro, se i genitori portano i loro figli alle selezioni dei vari programmi tv, devono fare in modo che sia una sorta di gioco e non un traguardo assoluto da raggiungere. In caso contrario, il rischio è quello di avviare il bambino su una strada che non è la sua e di farlo sentire fuori posto con le varie conseguenze psicologiche. Io stesso ho due bimbi di 7 anni e di 5 anni; hanno in casa tutti gli strumenti musicali, ma raramente li suonano. Il primo è più portato verso la musica, perché strimpella il pianoforte e lo sento canticchiare, ma questo non significa passione.

Mi viene spontaneo affermarlo, perché penso alla mia esperienza personale. La musica ha fatto parte della mia vita fin dall’infanzia, perché in casa c’era il pianoforte, i miei fratelli studiavano musica e inoltre la mia bisnonna era stata una concertista. Fin dall’età di 4 anni ho iniziato le lezioni di piano e ho imparato a leggere le note prima ancora delle lettere dell’alfabeto. A 10 anni sono entrato in Conservatorio e sicuramente il ruolo dei miei genitori è stato determinante: studiare musica 5 ore al giorno e dedicare poi altro tempo alla scuola non è stato un percorso facile e ha significato rinunciare ai giochi e alla spensieratezza dell’infanzia. Tra l’altro le soddisfazioni non sono state immediate, per cui sono arrivato paradossalmente a odiare la musica. Oggi ovviamente ringrazio i miei genitori, perché sono riuscito a fare della musica la mia professione, pur incentrando la mia carriera sulla musica leggera e non su quella classica.»

Fonte: Giuliano Boursier