Un parto pretermine è l’incubo di ogni futura mamma: in Italia nel 2012 sono nati più di 500mila bambini, di cui il 7.2% prima della 37° settimana di gestazione. In realtà, i casi maggiormente rilevanti dal punto di vista clinico sono quelli dei prematuri prima della 32° settimana, con una forte incidenza di disturbi neurologici nei sopravvissuti a bassissime epoche gestazionali e cioè prima della 26° settimana. Sebbene un terzo dei parti prematuri avvenga senza una ragione apparente, le cause di un parto anticipato possono essere diverse: anomalie morfologiche o malattie croniche materne, infezioni genitali, rottura prematura delle membrane, placenta previa e  distacco placentare, gemellarità per fecondazione assistita, età materna superiore a 40 anni, episodi di sanguinamento in gravidanza.

Oggi i bambini nati pretermine continuano ad aumentare, ma aumentano anche le loro possibilità di sopravvivenza: grazie ai progressi della medicina, la percentuale dei prematuri nati morti si attesta intorno al 2.4%.  Ventilazione meccanica, monitoraggi, nutrizione parentale e incentivazione all’allattamento materno aiutano questi bambini a farcela.

La prevenzione rimane però fondamentale: abbattere lo stress e recuperare una dimensione più lenta della gravidanza è importantissimo, specie per le donne che lavorano. Inoltre, è necessario essere informate su quelli che sono i sintomi di un parto pretermine: attenzione quindi alla comparsa di contrazioni, a dolori addominali e indurimento uterino.

Cosa fare? Le strategie terapeutiche non sono definitive, ma possono rallentare il parto, permettendo al bambino la maturazione polmonare e dando il tempo alla madre di essere trasferita in un centro specializzato in neonatologia. Tra questi il cerchiaggio, un intervento che consiste in una sutura intorno al collo del’utero per rafforzarlo, e la somministrazione di progesterone e tocolitici; anche la terapia antibiotica può essere utile, specie in caso di rottura prematura delle membrane uterine e di batteriura (presenza di batteri nelle urine) senza alcun farmaco.

Una volta che il bambino è nato, gli vengono somministrati steroidi che rendono più veloce la produzione dal parte del piccolo di surfattante, una sostanza che riveste i polmoni permettendo loro di espandersi con facilità. Il surfattante viene anche somministrato nei polmoni dei bambini prematuri per via endotracheale, attraverso un tubicino inserito nella bocca o nel naso.

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