Una gravidanza si considera a termine dalla 37esima alla 42esima settimana di gestazione: calcolare il giorno in cui il proprio bambino nascerà è possibile, ma è necessario sapere che solo il 5% delle nascite si verifica nel giorno previsto. Se la preoccupazione più ricorrente per le future mamme è un parto pretermine per le conseguenze negative che potrebbe avere sul proprio piccolo, molte si chiedono anche che cosa succede quando l’attesa si prolunga e il bambino sembra proprio non avere fretta di venire al mondo.

Superare la 40esima settimana e non percepire alcun segnale dell’inizio del travaglio capita a molte future mamme, specie se si tratta della loro prima gravidanza; tra l’altro, la data del concepimento è sempre presunta, determinata sulla base di un calcolo medio: alcune donne hanno cicli mestruali particolarmente irregolari, più brevi o più lunghi rispetto ai 28 giorni. In caso di tendenza a ritardi bisognerebbe comunque stimare la data presunta del parto intorno alla 42esima settimana.

Dopo circa due settimane dal giorno previsto per il parto, l’ostetrica potrebbe indurre il travaglio attraverso una manovra che prende il nome di “scollamento delle membrane”: non è dolorosa, ma si può avvertire fastidio. Solitamente, il bambino nasce entro i due giorni successivi a questa operazione.

Se lo scollamento non sortisce effetto, il parto può essere indotto: per aiutare l’utero ad accorciarsi può essere applicato direttamente in vagina un gel a base di prostaglandine oppure alla futura mamma può essere somministrata una flebo a base di ossitocina sintetica, l’ormone che provoca le doglie.

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