Quanto sono importanti i social network professionali per cercare lavoro e potenziare la propria rete di contatti? Quanto sono abili le donne nel creare un profilo in rete efficace e in grado di comunicare al meglio competenze e talento personale? Per rispondere a queste e altre domande DireDonna ha intervistato la dottoressa Sabrina Mossenta, Partnership Manager di Viadeo.

Donne e social network professionali: in quante li usano? C’è un profilo tipo?

«Sempre più donne oggi utilizzano i social network professionali. Per quanto riguarda Viadeo in particolare, le donne rappresentano il 41% dell’utenza, quindi circa 17 milioni nel mondo e oltre seicentomila in Italia. La maggior parte ha un’età compresa tra i 25 e i 34 anni, focalizzata sulla carriera, che però rappresenta la seconda priorità, dopo la famiglia. In generale, ciò che le caratterizza è proprio lo sforzo di giostrare lavoro e vita privata, conciliandoli e bilanciando tempi e risorse.»

Quali sono i vantaggi di avere un personal branding preciso e aggiornato?

«Fare branding di se stessi significa capire come comunicare al meglio il proprio valore e il proprio talento. Il Personal Branding può quindi essere uno strumento molto importante per il lavoro, e se utilizzato correttamente può portare molti vantaggi. Innanzitutto, aiuta a mettere in luce al meglio le proprie esperienze professionali e competenze, e ciò permette di farsi notare e essere scelti dagli head-hunter. Inoltre, in questo modo è più facile per le società a valutare meglio i candidati, che – se sono riusciti a ottenere una certa visibilità – verranno contattati prima di altri.»

Quali benefici porta avere un ampia rete di contatti?

«La presenza in Rete aumenta le possibilità di entrare in contatto con persone e comunità, anche nel mondo reale. Ci vuole tempo per creare una Web reputation di successo, ma questa porterà anche notevoli vantaggi ‘off-line’, in particolare per quanto riguarda la possibilità di costruire relazioni sociali, maggiore visibilità sul lavoro e opportunità di carriera e crescita professionale. Grazie a un buon personal brand, sarà inoltre più facile ottenere inviti a eventi, coinvolgimento in iniziative interessanti.»

Costruire un profilo online efficace: esiste una strategia di successo?

«Non esiste una ‘ricetta per il successo‘ univoca, ma sicuramente ci sono alcuni accorgimenti per costruire al meglio il proprio personal brand. Gentilezza, volontà di contatto sincera, educazione e un pizzico di ironia sono sicuramente armi vincenti, ma ci sono tutta una serie di altri strumenti che possono essere utili.

Innanzitutto, è bene ‘mettersi all’ascolto’ della rete: è fondamentale tenersi sempre aggiornati e al passo sulle novità del settore d’appartenenza. Comunicare le proprie idee al mondo – ad esempio aprendo un blog – è sicuramente una buona idea per ampliare la propria visibilità. Certo, nella ‘giungla comunicativa’ nella quale viviamo, per ottenere visibilità ed emergere è importantissimo differenziare la propria voce da quella degli altri, quindi essere creativi e originali, non avendo paura di sperimentare. Soprattutto, è fondamentale credere nelle proprie capacità: rifletti, trova il tuo punto di forza e sforzati per comunicarlo al meglio.»

Quali sono gli errori più comuni di chi fa personal branding?

«Sono molti gli errori che si possono commettere e dei quali è bene tenere conto per una pianificazione efficace del proprio personal brand. Innanzitutto, attenzione alle impostazioni di visibilità e privacy: troppo spesso gli utenti immettono in rete i propri dati personali senza curarsene troppo, salvo poi ritrovarsi coinvolti in spiacevoli inconvenienti, per aver condiviso dettagli privati in maniera troppo disinvolta.

Dall’altra parte però, l’anonimato è controproducente: nel Web 2.0 è fondamentale essere riconoscibili. È quindi bene curare la pubblicazione del proprio nome completo e dell’URL del proprio blog, nel caso se ne abbia uno: errori in questi aspetti sarebbero a scapito della propria visibilità online. Attenzione poi a non mischiare questioni professionali e private: a pubblici diversi devono corrispondere argomentazioni adeguate.

Infine, non rispondere mai in modo affrettato alle provocazioni: nonostante il linguaggio e la comunicazione sul Web siano più immediati e meno formali, non per questo bisogna dimenticarsi delle norme basilari di educazione e rispetto.»

Il personal branding per valutare i candidati: cosa guardano i recruiters?

«La ricerca di talenti online è veloce e immediata, permettendo di entrare in contatto con un bacino di candidati ampio, profilato e aggiornato. Secondo uno studio di Viadeo, il 64% delle aziende consulta sui social media il profilo e l’attività del candidato prima di dare un’intervista.

Ancora una volta, è facile che ci sia un passaggio dall’online all’off-line: i recruiter fanno una prima scrematura in rete, e poi possono scegliere di incontrare personalmente i candidati ritenuti più validi per approfondire la conoscenza. Il curriculum in sé e per sé ha perso valore, è la reputazione online il miglior biglietto da visita. Bisogna quindi aggiornare il più spesso possibile i propri profili, con le esperienze e le competenze che si acquisiscono man mano. Anche la segnalazione, fatta attraverso i canali social, relativa alla partecipazione a convegni di settore, corsi e attività che valorizzano la propria persona sono particolarmente utili per rendere vitale il proprio profilo.

Ciò che i recruiter valutano maggiormente durante la ricerca online sono la precisione e la sobrietà del profilo e, in particolare, l’attività in rete. Sul Web 2.0 le idee, i contenuti e le opinioni viaggiano molto più velocemente: un tweet o un like al sito giusto e in pochi attimi potresti entrare in contatto con il tuo prossimo datore di lavoro.»