Mentre l’opinione pubblica segue con alterno interesse il caso delle escort minorenni che ha coinvolto il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, passa e diventa operativo il Decreto contro la prostituzione.

Una sorta di conflitto d’interessi da camera da letto che vede estrapolato dal suo percorso il reato di prostituzione, che sonnecchiava da tempo in Parlamento, e trasformato in decreto come parte integrante del Pacchetto Sicurezza approvato pochi giorni fa.

Come ha sostenuto il Premier:

Visto che il provvedimento non procedeva in Parlamento, abbiamo deciso di riapprovarlo e di inserire la norma sul reato di prostituzione nel pacchetto sicurezza.

Aggiunge il Ministro dell’Interno Roberto Maroni:

Prevediamo la possibilità di applicare le misure di prevenzione, per esempio il foglio di via, per chi, violando le ordinanze dei sindaci, esercita la prostituzione in strada.

Il testo del decreto inserito nel pacchetto è stato approvato salvo intese: significa che bisogna avviare tavoli tecnici tra i ministeri dell’Interno e delle Pari opportunità per stabilire poi una formulazione precisa da proporre in Parlamento.

Scompare dal decreto, subito operativo, ogni tipo di sanzione legale nei confronti del cliente o utilizzatore finale; mentre ricompaiono nel Disegno di legge, come già proposte in origine dal Ministro Mara Carfagna, quindi non operative fino all’approvazione della legge.

Le vere vittime di questo decreto sono le prostitute per le quali è previsto l’arresto da 5 a 15 giorni e l’ammenda da 200 a 3.000 euro.

In difesa di queste donne, già succubi di un sistema che le obbliga alla mercificazione del corpo, è sceso in campo Fiore Crespi, presidente nazionale Anlaids, l’associazione nazionale per la lotta all’AIDS, che ha seri dubbi riguardo questo decreto. Il quale renderebbe complicato ogni tentativo di prevenzione e cura nei confronti di chi è già stato colpito dall’HIV.

Colpire la prostituzione in strada renderebbe più difficile indirizzare alle cure le persone con HIV che si prostituiscono ed educare chi non l’ha contratto a prevenire l’infezione. Colpire chi esercita la prostituzione in luogo pubblico è come nascondere la polvere sotto il tappeto. […] Una strategia di questo tipo spingerebbe chi si prostituisce all’invisibilità, rendendolo anche meno raggiungibile da tutte le iniziative, messe in campo da molti anni dalle associazioni di lotta all’Aids, per educare alla prevenzione dell’infezione da HIV e delle altre malattie a trasmissione sessuale.

Questo tipo di provvedimento costringerebbe le donne avviate alla prostituzione a una fuga costante, che renderebbe impossibile, oltre alla prevenzione e alla cura, anche la possibilità di denuncia e liberazione da un sistema che le rende schiave.