Tra le tante voci del Decreto Sviluppo appena emanato dal governo c’è anche la scuola. Non molto, per la verità: si tratta di alcune iniziative e ammodernamenti legati alla parte tecnologica del decreto, che punta sul digitale. In questo senso, dovremo abituarci sempre più ai libri elettronici e a una scuola che arriva nelle case delle famiglie tramite la connessione Internet.

Le principali novità riguardano le scuole dell’obbligo, elementari e medie, con l’introduzione massiccia dal prossimo anno scolastico del libro elettronico. Il concetto è che ciò che prima era facoltativo diventerà non opzionale: a fronte della medesima edizione, la scuola dovrà preferire la versione elettronica. Un risparmio economico, ecologico, che sfrutterà la diffusione sempre più ampia dei tablet e degli e-reader. Gli zaini del futuro saranno molto più piccoli.

Sul fronte delle zone geografiche isolate, e in particolare per la formazione degli adulti, il decreto istituisce centri scolastici digitali tramite apposite convenzioni con il Ministero dell’Istruzione che consentano il collegamento multimediale e da remoto degli studenti alle classi scolastiche.

Un novità anche per gli studenti universitari: dal 2013/2014 il loro intero cursus sarà conservato in un fascicolo elettronico. Uno strumento che faciliterà i passaggi burocratici e la loro mobilità all’estero.

Poche settimane fa, il Ministro Francesco Profumo ha ribadito il suo impegno nel Piano Scuola Digitale, sottolineando che ha portato il finanziamento per la gestione ordinaria da 200 a 240 milioni di euro. E anche i 3.800 istituti che lamentavano la possibile perdita della rete sono stati salvati. Tra l’altro, d’ora in avanti, alcuni fondi prima gestiti dal Ministero, sono stati delegati direttamente agli uffici scolastici.

Ma evidentemente sono briciole per gli studenti, che stamani sono scesi in piazza, in tutta Italia, per protestare contro il clima da spending review che colpisce – a loro detta – anche la scuola. Le manifestazioni sono state numerose e ci sono stati anche scontri e qualche ferito. Un sentimento anti-politico che sembra aver convinto anche gli studenti, e che supera l’argomento scuola in sé.

Fonte: Governo; Repubblica