Hanno più difficoltà a trovare un impiego, e sono spesso pagate meno dei colleghi maschi a parità di mansioni e responsabilità. Questo non vuol dire, tuttavia, che le donne non mettano anima e corpo nella professione, dimostrando un coinvolgimento maggiore rispetto agli uomini.

Il sesso, quindi, ha un peso rilevante nella dedizione al lavoro e, di conseguenza, nei risultati ottenuti in campo professionale. Le esponenti del sesso debole appaiono più motivate, soddisfatte e determinate nel portare avanti un obiettivo, in qualsiasi settore esse siano occupate.

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Ad affermare l’esistenza di una disparità tra i due sessi è uno studio britannico, condotto presso l’Università di Portsmouth da un team di ricercatori che, successivamente, hanno illustrato i risultati ottenuti nel corso di una conferenza organizzata dall’istituto di psicologia del lavoro di Sheffield.

Secondo questa ricerca, gli uomini hanno meno passione per il lavoro fin dall’inizio della carriera, mantenendo questo atteggiamento distaccato anche fino ai 44 anni. Solo in prossimità dell’età di pensionamento diventano maggiormente coinvolti.

Oltre i sessanta, infatti, uomini e donne raggiungono gli stessi livelli di soddisfazione e impegno in campo lavorativo, mentre prima le differenze sono abbastanza evidenti. A essere diverso è anche il valore stesso del lavoro, che per il sesso maschile è legato solo alla retribuzione e al guadagno, contro la crescita personale e le relazioni sociali che rappresentano la finalità prima di una donna che sceglie una determinata professione.

Per quanto concerne l’Italia, inoltre, sono proprio le donne a sottolineare come sul posto di lavoro sia possibile accumulare esperienza e migliorare il proprio curriculum, nonostante l’impegno e la dedizione che le caratterizza non abbiano un adeguato riscontro nel salario e nelle opportunità di carriera.