Erika De Nardo torna definitivamente libera. Dopo il complice Omar Favaro, anche la ragazza di Novi Ligure, oggi 27enne, ha ufficialmente finito di scontare la pena inflittale per aver ucciso a coltellate la madre e il fratellino, il 21 febbraio del 2001.

L’efferato delitto, passato alla storia come il “massacro di Novi Ligure”, venne compiuto da Erika De Nardo e Omar Favaro allora rispettivamente di sedici e diciassette anni, apparentemente senza alcuna motivazione valida.

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Da quel che è emerso durante il processo, sembra che Erika convinse l’allora fidanzatino Omar a uccidere insieme a lei la propria famiglia, senza risparmiare nessuno, nemmeno il piccolo fratello Gianluca. L’unico a salvarsi fu il padre di Erika, l’ingegner Francesco De Nardo, soltanto perché Omar preferì non attenderne il rientro a casa dal lavoro e disse alla fidanzata di fare da sola.

Nonostante le bugie dei due ragazzi, al ritrovamento dei corpi martoriati di Susy Cassini e Gianluca De Nardo, la verità sul delitto emerse quasi immediatamente, ma da allora il padre di Erika non ha mai abbandonato la figlia, andandola costantemente a trovare in carcere e curandone il recupero con affetto.

La sua condanna a 16 anni è stata ridotta grazie all’indulto e alla buona condotta, e da oggi Erika è libera, come pure Omar. In realtà già da qualche mese la ragazza aveva lasciato il carcere per la comunità religiosa Exodus di don Antonio Mazzi, dove si è impegnata in progetti sul disagio sociale giovanile. Anche se ora può liberamente lasciare la comunità, secondo Don Mazzi, Erika passerà soltanto il Natale in famiglia, per poi tornare a lavorare presso Exodus:

«Penso che Erika voglia passare un periodo con lui prima di tornare da noi».

Erika e Omar, autori adolescenti di uno dei più efferati omicidi italiani, sono quindi entrambi liberi e si dicono persone nuove. Uno scambio pubblico e piuttosto feroce di accuse via lettera esclude la possibilità che i due possano incontrarsi e parlare di quel giorno che ha cambiato la loro vita e quella delle loro famiglie.

Fonte: Il Corriere della Sera