Il cemento avanza e continua a consumare suolo all’agricoltura e ai servizi: un’avanzata pericolosa per la crescita delle città. Da fermare.

La proposta arriva da Aniem, l’Associazione nazionale pmi edili manifatturiere, nel corso della presentazione di uno studio sul rischio dato dall’avanzamento del cemento. Che così si può sintetizzare: demolizione degli edifici obsoleti e ricostruzione verticale per liberare il suolo ad utilizzo dell’agricoltura e dei servizi.

Dino Piacentini, presidente di Aniem, così commenta: “La crescita delle città deve avvenire per sostituzione e non più solo per espansione. È ora di dire basta al consumo di suolo libero – aggiunge Piacentini -, è necessario riciclare il terreno già compromesso dalle costruzioni dismesse o da edifici senza qualità, inadeguati strutturalmente e per i quali il recupero integrale non avrebbe senso di mercato. Solo così potremmo liberare territorio all’agricoltura e ai servizi”.

Secondo Aniem, è l’ora di mettere in pratica meccanismi di sostituzione edilizia, abbattimento di edifici degradati e obsoleti e costruzione di edifici più belli, moderni e funzionali, che consumano molto meno dei precedenti. Peraltro, è in arrivo una legge per limitare il consumo di suolo agricolo, con l’obiettivo di tutelare le aree agricole, il paesaggio e l’ambiente. Previsti finanziamenti e detrazioni Irpef per il recupero dei nuclei abitati rurali.

Il ddl è volto a fissare con un decreto l’estensione massima di superficie agricola edificabile sul territorio nazionale, considerando l’estensione e della localizzazione dei terreni agricoli rispetto alle aree urbane, l’estensione del suolo già edificato, l’esistenza di edifici inutilizzati, l’esigenza di realizzare infrastrutture e opere pubbliche e la possibilità di ampliare quelle esistenti, invece di costruirne altre nuove.

Inoltre, il ddl prevede il divieto per i terreni agricoli che hanno ricevuto aiuti di Stato o comunitari, di cambiare la destinazione agricola per dieci anni dall’ultima erogazione. In caso di deroga al divieto, è prevista una multa da 5.000 a 50.000 euro e la demolizione delle opere eventualmente costruite.

L’articolo 4 prevede finanziamenti statali e regionali per i Comuni e le Province che recuperano i nuclei abitati rurali e ristrutturano gli edifici esistenti, nel rispetto rigoroso dell’ambiente, e anche per i privati, singoli o associati, che vogliano recuperare edifici nei nuclei abitati rurali. I lavori di ristrutturazione e restauro, se subordinati al permesso di costruire, possono fruire di una riduzione del contributo di costruzione e di una detrazione Irpef del 50% fino ad un massimo di spesa di 350.000 euro.