La depressione post partum è una condizione psicologica in cui molte neo mamme versano dopo aver messo al mondo un figlio. Può essere di forma lieve e risolversi nel giro di qualche settimana, ed è quella che il pediatra e psicoanalista inglese Donald Winnicott ha denominato “baby blues“. Si tratta di una condizione di fragilità che si manifesta con crisi di pianto, tristezza o ansia ma che, con il sostegno della famiglia, scompare senza lasciare danni.

La depressione post partum può, però, assumere anche un aspetto più grave e radicato che, in rari e sfortunati casi, porta la donna a compiere atti folli e psicotici contro sé stessa o contro il nascituro. Confusione mentale, disinteresse per il bambino, disperazione e improvvisi cambiamenti di umore sono solo alcuni dei fattori che pongono la neo mamma in uno stato di forte pressione psicologica da cui, nei casi più estremi, può uscire anche dopo oltre un anno.

Paradossalmente, sono molte di più le donne che soffrono di depressione dopo una gravidanza che non dopo un aborto, e ciò è quanto è emerso da uno studio dell’Università Aarhus in Danimarca, i cui risultati sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine. Il campione di studio utilizzato era costituito da 365 mila donne danesi che tra il 1995 e il 2007 avevano partorito (circa 280 mila) o avevano avuto un’interruzione di gravidanza (84 mila).

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Ebbene, 15 neo mammme su 1000 si sono rivolte alla consulenza di uno psicologo entro un anno dal parto, mentre solo 7 su 1000 lo hanno fatto per riprendersi dal trauma subito con l’aborto. Le ragioni che spingono le mamme a entrare in una condizione depressiva quando il loro bambino è molto piccolo possono essere diverse ma, di certo, il cambiamento dei livelli ormonali e la perdita di sonno sono fattori determinanti. Dall’altro lato, invece, non ci sono elementi scientificamente dimostrati che possano giustificare il subentro di una depressione post aborto.