Ci sono parole difficili da pronunciare, una di queste è depressione. Se poi viene associata a un evento che dovrebbe essere gioioso, come la nascita di un bambino, la reticenza diventa un vero e proprio tabù: sono ben 70.000 le donne che ogni anno in Italia vengono colpite dalla depressione post partum, ben il 15% fra quelle che hanno avuto un figlio; si tratta di percentuali che dovrebbero indurre a una riflessione tanto più che moltissime neo-mamme non riescono a dare voce al loro problema, con conseguenze a volte drammatiche: cerchiamo quindi di capire insieme cause, sintomi e possibili terapie per questa patologia.

Da un punto di vista psicologico, il parto è sicuramente un trauma per la donna, un evento stressante che richiede una risposta adattativa: il bambino lascia il corpo della madre e non viene percepito più da lei come una parte di sé, ma come un altro essere umano, che ha bisogno di continue cure. Insieme alla felicità, dubbi e incertezze possono affacciarsi alla mente della neomamma che può quindi essere molto provata non solo dalla fatica, ma anche dalla responsabilità e dalla paura di non essere all’altezza.

Ovviamente non tutte le donne vanno incontro a una depressione post partum: i fattori di insorgenza sono diversi e il limite tra uno stato di ansia o di tristezza passeggero e una vera e propria depressione puerperale che può protrarsi fino oltre a un anno dalla nascita del bambino non è sempre facile da individuare. Tra i fattori predisponenti la disregolazione ormonale, ma anche anomalie nell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), alcuni aspetti genetici ed epigenetici. Vi si aggiungono complicanze durante il parto, precedenti aborti spontanei, essere primipare ed elementi psico-sociali come aver sofferto di ansia o depressione durante la gravidanza, avere una storia personale o familiare di disturbi psichiatrici, essere in età troppo giovane o troppo avanzata, cattivo rapporto con il partner e assenza di supporto da parte di parenti e amici, aver affrontato negli ultimi tempi eventi particolarmente stressanti, il fatto che la gravidanza non sia stata voluta.

Per le neomamme è abbastanza comune provare uno stato di malinconia, stanchezza, frustrazione (il c.d. baby o maternity blues che riguarda una percentuale fra il 30% e il 75% delle madri), ma quando si può parlare di una vera e propria depressione post partum? Quando questo stato è così profondo e prolungato da impedire l’instaurarsi del rapporto madre-figlio: la donna rifiuta in toto il ruolo di madre, è presa da angoscia, insicurezza, riscontra difficoltà oggettive a prendersi cura del bambino. Ovviamente questa situazione è aggravata da un forte senso di colpa e può essere associato a una sintomatologia complessa che può prevedere insonnia o ipersonnia, craving alimentare o inappetenza, frequenti crisi di pianto, astenia, irritabilità, paura di stare da sola con il bambino perché si hanno pensieri aggressivi nei suoi confronti e si ha paura di potergli fare del male.

Questi campanelli di allarme non vanno sottovalutati: non bisogna vergognarsi o sentirsi inadeguate, ma rivolgersi a chi saprà aiutarci a ritrovare la serenità: il nostro medico di base o il nostro ginecologo che valuteranno la situazione e ci indicheranno l’opportunità di una visita psichiatrica o le strutture territoriali che accolgono mamme e bambini; è importante infatti non isolarsi e potersi confrontare con altre donne.

La terapia combina un intervento psicologico con quello psicofarmacologico che ripristina i livelli di serotonina e noradrenalina, alterati durante la depressione. La paziente potrebbe manifestare delle resistenze all’assunzione dei farmaci percepiti come un’ulteriore svalutazione di sé e come un fattore di rischio per il bambino per via dell’allattamento. In realtà, nonostante il sentire comune della popolazione generale sia avverso all’utilizzo di psicotropi in gravidanza, complessivamente il loro effetto è sicuro, considerati anche il potenziale impatto negativo dell’allattamento sulla depressione post-partum e i rischi del mancato trattamento della patologia.

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