{#Detachment} è l’ultimo film in ordine cronologico del regista britannico Tony Kaye, già dietro alla macchina da presa con American History X che, insieme alla pellicola presentata e apprezzata al TriBeCa Film Festival 2011 prende spunto dalle realtà più controverse del panorama statunitense. Uno spaccato forte e violento di un sistema d’istruzione che cade a pezzi; una generazione perduta, quella immortalata da Kaye, senza ambizioni e fiducia nel futuro, condotta da insegnanti che hanno completamente perso la funzione di guida, disillusi e distaccati dal quotidiano.

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Il cast di Detachment è ricco di nomi conosciuti al grande pubblico: uno su tutti il protagonista {#Adrien Brody}, nei panni del tormentato supplente di letteratura Henry Barthes; pronto a dare tutto per cambiare le esistenze dei propri studenti, si scontra contro una cortina d’indifferenza e violenza. Non mancano poi James Caan, {#Christina Hendricks} e Lucy Liu, insegnanti disincantati e psicologa d’istituto sull’orlo di una crisi di nervi, e Marcia Gay Harden, una preside ormai completamente succube del suo lavoro.

Henry Barthes (Brody) viene chiamato in un liceo di periferia per sostituire l’insegnante di letteratura. Davanti a sé trova molte realtà complesse: ragazzi in conflitto con i propri genitori, completamente allo sbando. Nonostante le difficoltà, prova a instaurare con i propri alunni un rapporto di fiducia, proponendosi come guida vicina ai loro problemi; questo però lo farà scontrare duramente con il corpo insegnanti, più propensi a mantenere un rapporto freddo e distaccato con i giovani ritenuti in molti casi senza speranze, e la preside, una donna ormai in balia degli eventi e incapace di utilizzare la propria autorità per provare a rimettere in piedi una situazione disperata.

È una lunga agonia quella descritta a Kyle in Detachment, un viaggio senza meta all’interno di una delle situazioni più dure esistenti: la scuola; unico strumento in grado di dare ai più giovani un mezzo per affrontare a testa alta il proprio futuro, riesce a essere spogliata della sua funzione principale diventando una mera gabbia in cui piccoli e grandi drammi quotidiani vengono amplificati dalle grida silenziose dei suoi abitanti, privati della capacità e dell’appoggio necessario per affrontare la strada del dialogo e del rispetto reciproco.

Se in passato molti sono stati i film dedicati al difficile mondo della scuola, con l’ultima fatica del regista britannico si pone l’accento su una delle più drammatiche ed estreme fotografie di quello che è un sistema che cade a pezzi e, ancora peggio, incapace di trovare spunti utili per risalire la china. Non c’è possibilità di rendenzione: il distacco emozionale dalle condizioni scoraggianti dell’istituzione scuola è funzionale alla sopravvivenza degli insegnanti, ormai assuefatti dalla desolazione circostante; a pagarne le conseguenze sono però gli studenti, lasciati a vagare come anime solitarie spezzate, senza quelle figure indispensabili a traghettarli dall’adolescenza al mondo dell’età adulta. “Non basta qualcuno che ti insegni, ci vuole qualcuno che ti aiuti” sottolinea in maniera più che lucida lo stesso Barthes.

Adrien Brody offre una delle sue interpretazioni più toccanti nel ruolo difficile del supplente che, attraverso la scuola, prova a colmare il vuoto in sé, fatto di un passato amaro almeno quanto il suo presente; unico a mostrare compassione e a vedere un barlume di speranza negli occhi dei suoi allievi, è costretto a far fronte a una realtà molto più grande di lui. La volontà e la forza d’animo di pochi, ne è un chiaro esempio Barthes, nulla può contro la stratificata desolazione circostante, tragica e ansiogena come quella del futuro della cerchia più debole della popolazione.

Fa male quello che si vede in Detachment, capitolo crudo e doloroso che si pone in netto contrasto rispetto all’immagine comune e surreale che emerge dai ritratti americani più noti, fatti di giovani felici e sorridenti nelle high school canterine e danzerecce dove allegria e spensieratezza sono all’ordine del giorno. C’è vera disperazione in Detachment, capace di colpire in pieno volto e lasciare stesi al tappeto: un racconto del terrore che giorno dopo giorno diventa sempre più realtà.