La pena di morte torna a far discutere: è stato giustiziato ieri in Oklahoma Michael Selsor, condannato alla pena capitale in USA per aver ucciso un uomo e ferito una donna durante un tentativo di rapina. Sarebbe tutto normale negli USA, sebbene per gli europei, e soprattutto per gli italiani pasciuti a suon di Cesare Beccaria, appaia una barbarie in ogni caso. Non fosse altro che il condannato a morte in questione sia rimasto in carcere per ben 37 anni prima di essere giustiziato.

L’iter carcerario e giudiziario che ha portato alla pena di morte Selsor ha fatto notizia: il crimine di cui si è macchiato risale al 1975, ma nel 1975 la legge sulla pena di morte in Oklahoma era stata dichiarata incostituzionale dalla Corte Suprema dello stato.

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Questo era significato l’ergastolo per Selsor, una pena giusta per il modo di vedere europeo della questione. Tuttavia, Selsor presentò un ricorso e nel 1996 fu di nuovo condannato alla pena di morte. Da dieci anni, nessuno andava a trovarlo in carcere.

Nell’antichità latina, un condannato a morte veniva rinchiuso in una cella buia, perché la più grande tortura era l’attesa stessa di morire. In Oklahoma, la pena capitale è molto sostenuta, tanto che dal suo ripristino sono stati giustiziati 99 carcerati e si stima che le riserve statali di pentobarbital, uno dei farmaci usati per le iniezioni letali, siano verso l’esaurimento.

Una brutta storia quindi quella di Selsor: se è giusto punire il crimine, forse le modalità legislative sulla pena di morte degli Stati Uniti, paese civile e occidentale, andrebbero riviste. Appare incredibilmente crudele giustiziare un uomo dopo 37 anni di carcere. Ma se anche gli USA tornassero sui suoi passi, in quanti paesi del mondo continua questa barbarie?

Fonte: Tuttogratis.