Si chiama Philip Hollobone, fa parte della Camera dei Deputati britannica ed è di stampo conservatore. I suoi commenti controversi sul burqa hanno già fatto insospettire la polizia, che lo ha interrogato per sospetta incitazione all’odio razziale.

Dopo aver pregato i suoi colleghi di prendere in seria considerazione l’approvazione di un divieto a indossare il burqa, ha aggiunto che portare tale simbolo religioso equivale a “andare in giro con un sacchetto di carta sulla testa”.

Il consiglio di Northamptonshire per i Diritti e l’Eguaglianza, la NREC, ha sporto una lamentela alla polizia dopo l’arringa di Mr Hollobone. La questione, tuttavia, è stata accantonata presto per insufficienza di prove.

Al contrario, il parlamentare avrebbe a sua volta replicato alla NREC, tacciandola di ipocrisia e di voler impedire la libertà di parola, e assumendosi la facoltà di reinterpretare i suoi pensieri in modo strumentalistico nel tentativo di farlo punire dalla legge, con il vero scopo di mettere a tacere chiunque abbia a che dire con l’Islam.

Ma l’organizzazione ha nuovamente replicato a Hollobone inviandogli una lettera in in cui veniva criticato il suo atteggiamento di condanna alle donne che indossano il burqa in pubblico, e il parlamentare ha replicato:

Che ipocrisia colossale. Loro parlano di libertà di parola ed espressione, e poi sono i primi che tentano di farmi mandare in prigione senza neanche cercare un mediazione preventiva! In questo Paese si dovrebbe essere in grado di portare avanti un dibattito su materie controverse senza la minaccia di un’azione poliziesca. È così che funziona la democrazia. Non mi farò zittire dalle minacce di persecuzione quando tutto quello che faccio è parlare ad alta voce per le preoccupazioni dei miei elettori.

Mr Hollobone conclude sostenendo la neutralità della Polizia inglese, la quale risponde se chiamata a investigare su un crimine. Aggiunge di essere disgustato dal comportamento aggressivo della NREC, soprattutto dopo aver offerto alla comunità Islamica locale la disponibilità per un incontro sulla tematica, senza però ottenere risposta.

E conclude dicendo:

Questa è l’Inghilterra. Non siamo un Paese islamico. Coprirsi la faccia in pubblico è strano per molti inglesi, e può essere sia intimidatorio o offensivo. Il nihab e il burkha qui non sono requisiti di legge. C’è un ingente numero di donne immigrate che non saranno in grado di integrarsi nella vita britannica, se continueranno a coprirsi quasi integralmente.