Partiranno a breve in Puglia le riprese di “Diciannove e settantadue“, la docufiction sulla storia del corridore Pietro Mennea, ex primatista mondiale dei 200 metri con il tempo, appunto, di diciannove secondi e settantadue. Il film sarà prodotto da Sharoncinema, e si avvarrà anche del finanziamento da parte della Apulia Film Commission, che ha deciso di credere nel progetto. La pellicola è stata presentata pochi giorni fa in conferenza stampa a Maglie, uno dei luoghi in cui ci saranno le riprese, insieme con Otranto, Lecce, Bari, e Barletta, dove erano presenti lo stesso Mennea, la produttrice di Sharoncinema Rita Surdo e il vicepresidente della Apulia Film Commission Gigi De Luca. Noi di DireDonna c’eravamo e abbiamo parlato con Mennea.

Lo sport, la scrittura, la politica e il cinema: c’è qualche campo che vorrebbe ancora esplorare?

Galleria di immagini: Pietro Mennea, conferenza stampa

“Penso che nella vita bisogna correre, forse non andare veloci come andavo io, ma bisogna correre. In tutti i settori in cui mi sono cimentato, i risultati sono arrivati. Ora c’è questo progetto in cui molti hanno creduto e credo sia bello, ambizioso. Anni fa, un regista importante, che peraltro non conosco personalmente, è venuto in Italia al Festival di Venezia e disse che voleva fare un film su di me. Il progetto non è mai partito, e ora invece si darà vita a questo film, e credo che sarà qualcosa che avrà dei valori.”

Quali sono i valori che lo sport trasmette?

“Lo sport è basato sul rispetto delle regole e sul principio della giustizia: vince il più bravo, quello più meritevole. Poi ci sono cose fondamentali dietro, come l’impegno, la dedizione, il sacrificio. Ma oggi lo sport deve assurgere al ruolo di insegnamento dei valori, in una società in cui i giovani non li perseguono. Nelle mie pubblicazioni, ho sempre detto che le scorciatoie non pagano.”

C’è qualche episodio delle sua carriera che vorrebbe fosse messo in risalto nel film?

“Certo, soprattutto la mia amicizia con lo statista Aldo Moro, che mi consigliò di laurearmi in Scienze Politiche. Ma anche la mia infanzia. Quando ero piccolo, si diffuse a Barletta la notizia che c’era un bambino molto veloce e mi chiamavano per sfidare sui cinquanta metri macchine velocissime come Porsche ed e Alfa Romeo. E vincevo sempre io: mi davano cinquecento lire che utilizzavo per comprare il panino o andare al cinema.”

Qual è l’emozione prevalente che si ha quando si conquista un primato?

“Dobbiamo seguire tutti dei sogni: io volevo vincere un oro olimpico (Mennea fu medaglia d’oro a Mosca nel 1980, ndr) e realizzare un primato. Inseguii questi due traguardi, ma raggiunti, ho imparato che non è importante arrivare a vincere, ma il processo con cui si giunge a quel traguardo.”

Seguirà personalmente la realizzazione del film?

“Credo che mi chiederanno consigli, anche perché il film è basato sulla mia vita. Devono raccontare una storia quanto più possibile vicina alla realtà. Anche per delle questioni tecniche inerenti allo sport.”

La produttrice Rita Surdo racconta di un’avventura nata come un gioco: il primo film della casa di produzione, “Mozzarella stories“, sta riscuotendo ancor prima della sua uscita un grande interesse in rete. Surdo afferma di credere fortemente al soggetto e al personaggio: Mennea, in fondo, è stato uno dei nostri più grandi sportivi.