Dieta dimagrante, regola numero uno: sì alla pasta e senza sensi di colpa. La si considera nemica della linea, e per questo c’è chi tende a eliminarla, ma è un mito che va assolutamente sfatato. Basta fare attenzione a qualità e cottura e il gioco è fatto. Occhio pure al condimento che se ricco, al contrario di quanto si pensi, favorisce addirittura la perdita di peso. Provare per credere.

Un semplice esempio ed è già tutto chiaro. Supponiamo esista una bilancia immaginaria capace di pesare le calorie degli alimenti. Su un piatto mettiamo 80 grammi di pasta arricchita con due pomodori e mezzo cucchiaio di olio d’oliva. Sull’altro appoggiamo sei miseri biscotti. Risultato? Un perfetto equilibrio: 340 calorie a destra e altrettante a sinistra. Ma di dolcetti non si campa. E soprattutto, come sa chiunque voglia portare avanti con coerenza una dieta dimagrante, non è così che ci si sazia.

La verità è che è tutta una questione di glicemia. Un buon primo piatto è un’abitudine più salutare di quanto pensiamo. Siamo portati a credere che la pasta sia essenzialmente un concentrato di carboidrati. Sbagliato. Dipende molto da cosa ci mettiamo dentro, ed è il segno che come al solito sono le nostre scelte a rendere più o meno efficace la dieta dimagrante.

La pasta preparata con farina 00 è povera di fibre, e quella in bianco o arricchita solo con del pomodoro è avara di proteine. E questo non va bene. Spaghetti, fusilli e “soci” sono formati all’80 per cento da zuccheri, che da soli farebbero impennare il nostro indice glicemico. Senza un buon condimento il loro assorbimento sarebbe particolarmente rapido, e questo avrebbe una conseguenza semplice e assolutamente deleteria: si trasformerebbero in grassi. Per questo è buona regola aggiungere un sugo al ragù o di pesce, oppure un po’ di ricotta. In questo modo rallenteremo la digestione, l’assorbimento dei carboidrati sarà più graduale e la nostra glicemia non raggiungerà picchi indesiderati. E, cosa non da poco, prolungheremo il nostro senso di sazietà ed eviteremo la sonnolenza post-pranzo, oltre a scongiurare l’accumulo di adipe.

Certo, c’è pasta e pasta. Quella di semola di grano duro, ad esempio, è la più indicata per la dieta dimagrante. La sua preparazione prevede che il composto si riscaldi in acqua, passaggio che fa sì che mentre assume la forma desiderata si crei una pellicola protettiva. Questa è utile a rallentare la gelatinizzazione degli amidi durante la cottura, e aiuta a diminuire l’indice glicemico in fase di cottura. È la “sorte” della pasta industriale classica, ma non vale lo stesso per ravioli, lasagne e, in generale, per la pasta fresca. A parità di ingredienti, a risentirne è la nostra glicemia. Nel caso degli spaghetti l’indice non supererà quota 40, mentre i ravioli svetteranno intorno a 70.

Ultimo ma non meno importante è il tempo di cottura. Anche se di poco, nella pasta al dente l’indice glicemico è più basso rispetto a quella ben cotta. La differenza sta nella digestione: nel primo caso tutto avverrà più lentamente, circostanza che, come già detto, va a braccetto con la dieta dimagrante. I carboidrati tarderanno a raggiungere il sangue, prolungando l’appagamento scaturito dal nostro piatto di fusilli o del primo piatto che ci siamo scelti. La fame tarderà ad arrivare, e sarà tanto meglio per noi.

Fonte: Obiettivo Benessere.