La dieta dimagrante, a volte, può nascondere disagi molto profondi, che potrebbero condurre a vere e proprie ossessioni alimentari. Tali disagi, nella maggior parte dei casi, sono legati alle relazioni familiari e, in particolare, al rapporto con la mamma.

L’ossessione per l’alimentazione, sia in eccesso che in difetto, parte da un’apparentemente semplice volontà di dimagrire. Tuttavia, quando la dieta dimagrante diventa qualcosa di morboso tanto da sfociare in disturbi alimentari, occorre approfondire le cause a livello psicologico. Recentemente, sono numerosi gli studi che vedono nel rapporto madre-figlia il nucleo dei disturbi alimentari.

Una visione distorta della dieta può manifestarsi nel periodo adolescenziale o in età adulta, tuttavia, è pur vero che la cosa ha radici molto più profonde e risale addirittura al periodo dell’allattamento. Ci riferiamo, in questo caso, allo studio condotto dalla psicologa Enrichetta Spalletta. La dottoressa afferma che già la prima forma di alimentazione, vale a dire l’allattamento al seno, può influire sul rapporto d’amore/ansia che il futuro adulto può avere col cibo.

L’allattamento al seno è di sicuro un buon punto di partenza per una futura, corretta alimentazione, purché non avvenga in maniera ansiogena da parte della mamma: se la madre prova ansia per l’allattamento o è ossessionata dal peso del piccolino, meglio che allatti col biberon. Se, invece, la mamma allatta con tranquillità, instaurando col figlio un rapporto fatto di sguardi e carezze, allora si è già a buon punto per una corretta educazione alimentare.

Tuttavia, le accortezze non finiscono qui. Quando il bimbo cresce, si deve sempre tenere sotto controllo l’ossessione per l’alimentazione. Mamme fissate col cibo sano e con la magrezza o, al contrario, mamme che nutrono i figli in ogni modo senza preoccuparsi di una probabile obesità sono in entrambi i casi controproducenti.

Come è controproducente una madre (ma anche un familiare in generale) che fa battute sull’aspetto fisico del bambino o della bambina. I genitori (e la madre in particolare) sono coloro in cui riponiamo la nostra fiducia e da cui mai vorremmo sentirci traditi. Sentir dire che si ha qualche chilo di troppo da parte di madre o padre, specie durante l’adolescenza, è quasi una ferita insanabile, che potrebbe condurre a conseguenze catastrofiche.

Tra i disturbi alimentari più diffusi tra le ragazze durante l’adolescenza e la giovinezza vi è l’anoressia. La dottoressa Bruch afferma che l’anoressia può essere causata sia dai modelli di comportamento provenienti dalla società, sia dalla mancanza di autostima: ma è soprattutto la relazione madre-figlia che conduce al disturbo.

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Si tratta di un rapporto ovviamente distorto, in cui la madre è una figura talmente pesante e talmente ingombrante che l’Io della figlia viene schiacciato. Quando la madre è ossessionata da modelli alimentari che tenta di rendere universalmente validi (quando invece sono validi solo per lei), è depressa per una pessima situazione matrimoniale o soffre di altri disturbi, diventa soffocante per la figlia. In fondo, i genitori sono modelli di comportamento da cui i figli non prescindono: e in breve i comportamenti dei genitori vengono visti come gli unici giusti e accettabili, anche se distorti. Secondo la Bruch, le figlie che decidono di diventare magre e invisibili perpetuano questo comportamento al fine di diventare visibili e di riuscire a controllare il corpo: in una situazione del genere, l’Io è in balia della madre, il corpo è l’unica sfera controllabile.

Uscire fuori da relazioni sbagliate o da comportamenti alimentari distorti significa andare oltre la propria famiglia e vedere quali altri modelli di comportamento esistono: quindi, agire autonomamente, confrontarsi con gli altri, diventare esseri autonomi e pensanti.

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Fonte: Melarossa; Associazione Libra.