Per una dieta dimagrante efficace non c’è miglior dietologo del nostro DNA, perché il segreto per ottenere una linea perfetta è scritto proprio dentro di noi. Non è una massima spirituale, ma una verità scientifica capace di ottimizzare qualsiasi regime alimentare volto al dimagrimento. Un recente studio della Stanford University di Palo Alto, in California, ha dimostrato le ragioni degli insuccessi dei tanti che vorrebbero perdere peso. Tanti sacrifici ma pochi risultati: il peccato commesso è quello di non aver dato “ascolto” al proprio codice genetico quando si segue una dieta dimagrante.

Capitalizzando i risultati di ricerche condotte su un campione di 141 donne in sovrappeso, gli scienziati dei Laboratori “G&Life” dell’Area Science Park di Trieste, in collaborazione con l’Università della stessa città, hanno ideato un apposito “home test”. È il primo passo per rendere realmente efficace la propria dieta dimagrante. Il criterio di base viene indicato da una disciplina che prende il nome di “nutrigenetica“, secondo cui la risposta del nostro organismo a quello che mangiamo dipenderebbe dalle varianti di alcuni geni.

Bastano quattro settimane per ricevere tutte le indicazioni sul regime alimentare perfetto per noi. Tutto comincia con un kit, lo si trova in farmacia o negli studi medici: all’interno c’è un contenitore per la saliva (da cui si ricaverà il nostro codice genetico), un test del DNA utile a misurare la sensibilità all’amaro e al piccante e un questionario in cui indicare le nostre abitudini a tavola.

Il test della saliva è un passaggio fondamentale. è a partire da questo che si possono studiare ben venti geni della nutrizione attraverso cui decodificare il nostro tipo di metabolismo. Solo così è possibile ottenere una dieta dimagrante “ad personam”. A spiegarne il motivo è un esempio del dott. Paolo Gasparini, primario di Genetica all’Ospedale Burlo Garofalo di Trieste e docente universitario.

«Chi ha la variante sfavorevole alla grelina, un ormone che stimola l’appetito, tende ad avere un marcato senso della fame ed è quindi bene che preveda cinque pasti giornalieri».

I test relativi al gusto sono altrettanto importanti. La sensibilità all’amaro o al piccante dipende anch’essa dai geni ed è il potenziale indicatore di un regime alimentare sbagliato: chi li percepisce con più intensità finisce spesso per non consumare verdure essenziali come broccoli, cavoli, radicchio o rucola. A questi soggetti viene poi indicata una dieta dimagrante alternativa ricca di ingredienti capaci di colmare un’eventuale carenza di vitamine o di sali minerali. Ma i geni non sono la soluzione a tutto, per questo i dati derivanti dal test vengono comunque incrociati con fattori tradizionalmente riconosciuti come lo stile di vita, l’attività fisica e il fumo.

Il nostro benessere parte da noi, e non solo da dentro.

Fonte: Più sani più belli.