Dall’anno scorso la dieta mediterranea è stata eletta patrimonio culturale e immateriale dell’umanità dall’UNESCO. Il prestigioso riconoscimento, che annovera tra gli eletti la calligrafia cinese e il tango argentino, fa sì che la dieta mediterranea sia in buona compagnia con due altre grandi tradizioni italiane, l’opera dei pupi siciliana e il canto a tenore sardo.

La dieta mediterranea consiste in una serie di sapori e conoscenze che accomunano tutti i paesi del Mediterraneo, con alcune piccole differenze, dalla Spagna al Marocco, dall’Egitto alla Francia, dalla Grecia all’Algeria, passando soprattutto per l’Italia. La dieta mediterranea, che nel periodo del boom economico nel nostro Paese era stata messa da parte per uno stile di vita maggiormente “statunitense”, negli ultimi anni è tornata in auge anche per l’apporto favorevole che essa costituisce per la salute: è stato stimato che nelle regioni d’Italia dove la dieta mediterranea è maggiormente seguita, come il sud, la Sardegna e la Liguria, il rischio d’infarto è molto più basso.

Olio, pane, ortaggi, frutti della terra, ma anche latticini, carne e pesce, sebbene in misura minore, costituiscono i fondamenti della {#dieta mediterranea}, ma non solo. Il termine vuole indicare anche il modo in cui frutta e verdura vengono coltivate, come i prodotti vengono preparati per essere poi in cucina, tanto che in questo rivestono una grande importanza le conoscenze femminili in merito. Sono le donne, infatti, che di generazione in generazione, si trasmettono i segreti della cucina mediterranea.

Il convivio è un elemento fondante della dieta mediterranea, sebbene esterno alla tradizione alimentare tout court. Proveniente da una tradizione greca, proprio come la parola “dieta” che indica più che altro uno stile di vita, il convivio è un momento importante che fa comprendere quanto sia fondamentale il buon cibo nella cultura mediterranea. I filosofi greci lo utilizzavano come occasione per discorrere di qualunque argomento, ma oggi il pranzo e la cena sono degli snodi fondamentali nei libri e nel cinema, in particolare in quest’ultimo dove le immagini devono essere evocative per trasmettere il messaggio. Ma non solo, basti pensare che nelle liriche occitaniche di Guglielmo IX, nel Medioevo, una buona cena con tanta cacciagione, formaggio e vino era una sorta d’invito, un modo per introdurre a ben altri piaceri i convitati, di solito un uomo e una donna o un uomo e più donne.

Anche il cinema ha spesso assimilato il piacere sessuale a quello della cucina, a sottolineare come il secondo sia una necessità imprescindibile, mentre il primo sia una derivazione dell’essere umano dal bisogno di perpetuare la specie. Ne “La grande abbuffata” di Marco Ferreri, per esempio, quattro amici decidevano di suicidarsi attraverso il piacere estremo, quello di buoni piatti preparati da uno di loro che era chef, mentre nei film di Ferzan Ozpetek, il cibo e soprattutto i dolci, sono l’escamotage per raccontare una filosofia di vita.

Fonte: Unesco.