In caso di dimissioni volontarie, le mamme lavoratrici e i padri lavoratori fruiscono della tutela prevista dalla riforma del lavoro.

Precisiamo che oggi per le dimissioni volontarie delle mamme lavoratrici e dei padri lavoratori il datore di lavoro ha l’obbligo della convalida fino al primo anno di vita del bambino. È una forma di tutela che vale anche per le lavoratrici in gravidanza, ad evitare abusi.

Quindi, con il comma 4 dell’art. 55 del Testo unico in tema di tutela e sostegno della maternità e della paternità (D. Lgs. 151 del 2001), la riforma del lavoro prevede la durata del periodo in cui opera l’obbligo della convalida delle dimissioni volontarie anche per le lavoratrici in gravidanza o le madri e i padri lavoratori.

Questo in base al comma 16 dell’art. 4 della Legge n. 92 del 2012: “La risoluzione consensuale del rapporto o la richiesta di dimissioni presentate dalla lavoratrice devono essere convalidate dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali competente per territorio”.

L’obbligo della convalida delle dimissioni volontarie deve essere applicato nei casi seguenti

*durante il periodo di gravidanza;

*per la lavoratrice o per il lavoratore durante i primi tre anni di vita del bambino;

*nei primi tre anni di accoglienza del minore adottato o in affidamento, o, in caso di adozione internazionale, nei primi tre anni decorrenti dalle comunicazioni (articolo 54, comma 9), ovvero dalla proposta di incontro con il minore da adottare o dalla comunicazione dell’invito a recarsi all’etero per ricevere la proposta di abbinamento.

Quindi la tutela della madre lavoratrice o del lavoratore padre ha validità per l’arco temporale dei primi tre anni di vita del bambino nel caso di dimissioni volontarie e anche nel caso vi sia una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.