Il cuculo scaricabarile, il picchio compulsivo, lo struzzo che si isola, la gazza che conserva tutto. Il modo migliore per descrivere il nostro comportamento davanti al PC sembra essere la classificazione degli uccelli. Almeno stando alle ricercatrici Karen Renaud e Judith Ramsay, entrambe scozzesi ed entrambe convinte che l’ornitologia possa semplificare il nostro modo di capire i comportamenti delle persone quando, ad esempio, usano la posta elettronica e scrivono email.

Croce e delizia, la email, che nessuno può evitare, e ciascuno adopera a modo suo. C’è chi ha il brutto vizio di spedire di continuo la stessa cosa, e chi invece non si fa mai sentire. Chi deve per forza mandare 10 email brevissime per dire una cosa invece di scriverne una soltanto ma completa, e chi al contrario si dilunga fino alla noia.

La rivista della British Computer Soviety, Interfaces, ha pubblicato questo studio, che ha subito avuto successo, diffondendosi – ovviamente per email – tra i computer di mezzo mondo. Al gioco non si resiste, e vi invitiamo a provare a riconoscervi in qualcuna di queste categorie. Attenzione, però: non è per forza detto che siate classificabili in questo modo. Ci sono persone che adoperano la posta elettronica in maniera del tutto neutrale e sana. Ma anche per questa categoria i ricercatori suggeriscono un volatile: il pettirosso. Ogni volta che può, preferisce la viva voce.

Colibrì: come il piccolo volatile, scrive email brevissime, e si aspetta una risposta altrettanto fulminea. Generalmente, il colibrì è sempre davanti al PC e non c’è bisogno di spedire la ricevuta di consegna: risponde subito.

Cuculo: lui è lo scaricabarile per eccellenza. Manda email in cui dà compiti da svolgere – che toccherrebbero a lui. A volte diventa anche uno struzzo.

Struzzo: potete stare certi che leggerà tutte le email. Solo che poi non risponderà a nessuna di esse. Parente del succiacapre (o caprimulgo)

Caprimulgo: tende a leggere poco le email, è quasi impossibile cogliere la sua attenzione. Se attendete un feedback, potete anche mettervi l’animo in pace.

Emù: è il dietrologo della situazione. Spedisce email per dimostrare in un secondo momento che le informazioni sono state spedite. Pensa solo a coprirsi le spalle, ma a volte è una strategia vicina a quella del cuculo.

Pavone: fin troppo semplice individuarlo tra i nostri contatti in rubrica. È il tipo che manda email al mondo intero per puro esibizionismo: vuole essere al centro dell’attenzione. Ignoratelo. Almeno non è un corvo.

Corvo: la specie peggiore, la più fastidiosa (come l’omonimo uccellaccio nero). Ha il vizio di mandare numerose volte lo stesso allegato, o di replicare continuamente il messaggio finché non ottiene risposta. Spazientisce perché ignora ogni forma di etichetta comunicativa.

Stornello: simile al corvo anche se è il suo opposto. La sua specialità è ripetere all’infinito “grazie”, “cordiali saluti”, “grazie ancora”, riempiendo le email di contenuti inutili e ridondanti. Suo parente è il tordo.

Tordo: tutti lo malsopportano ma lui si chiede perché. In fondo, si preoccupa di spedire di tutto a tutti. Il suo oggetto è sempre FW (forward), se il verbo inoltrare non esistesse l’avrebbe inventato lui. Non si accorge di riempire le caselle altrui di cose che probabilmente i colleghi e i contatti hanno già, se sono riguardanti documenti in comune. Ma lui preferisce non rischiare e inoltra, inoltra…

Beccaccia: il più subdolo. Non scrive soltanto a voi, ma in segreto ad altri contatti, per tenerli al corrente di cose che vuole che voi non sospettiate. La copia nascosta gli dà un brivido di potere. Non confidate mai nulla al contatto-beccaccia.

Pappagallo: lo conosciamo tutti, è il contatto più insopportabile dopo il corvo. Esattamente come l’omologo volatile a cui si insegnano soltanto parolacce, salvo poi pentirsene perché le ripete anche nelle situazioni meno adatte, il pappagallo manda soltanto messaggi e allegati volgari, dai contenuti espliciti. Bannarlo sarebbe doveroso.

Gazza: forse la specie più diffusa tra i desk in ufficio. La gazza conserva tutto, ma non trova mai niente. La sua cartella posta in arrivo – o qualuque altra – ha generalmente numeri a quattro zeri, e se per disgrazia il PC passa a qualcun altro, è la fine.

Gufo: sono sempre più numerosi. Se il picchio vive giorno e notte attaccato alle email, il gufo si è specializzato nella notte. Scrive, inoltra e smista le email di notte, quando gli altri dormono. Così di mattina, quando – non si sa perché – smetterà di controllare la posta, gli altri risponderanno e 12 ore dopo, quando spegneranno il PC o lo smartphone, riceveranno la solita risposta: “Dov’eri? Ti ho scritto 12 ore fa”. La risposta è banale: dormivo.

Picchio: è l’utilizzatore di email compulsivo. Risponde all’istante, pretende risposte all’istante. Ormai non vive più una vita normale.

Fonte: Interfaces