C’erano gli occhi dell’intero fashion system puntati sulla passerella allestita nel giardino del Museo Rodin, dove Dior ha presentato la prima linea firmata da Maria Grazia Chiuri, la collezione primavera estate 2017. Proposta durante la Paris Fashion Week, ha raccolto così tanta curiosità non solo perché si tratta della celebre Maison parigina, ma anche perché per la prima volta nei quasi 70 anni di storia, è una donna a disegnare i capi. Prima di lei, l’unico a portare nell’atelier di Avenue Montaigne l’estro italiano era stato Gianfranco Ferrè.

Dopo due anonime collezioni realizzate dal team creativo interno, la Chiuri, 17 anni da Valentino in un sodalizio artistico decisamente longevo con Pierpaolo Piccioli, è stata chiamata a sostituire Raf Simons. Tra loro e Monsieur Dior, hanno segnato in maniera incisiva la storia della Maison prima – l’immenso – Yves Saint Laurent e poi – il mai compianto abbastanza – John Galliano.

Bianco e grigio alle pareti, tanto legno sono la cornice naturale e quasi asettica dentro cui Maria Grazia Chiuri dipana il suo racconto, in parte continuazione del suo lavoro da Valentino, in parte in ossequio alle forme e alle linee inventate da Monsieur Dior. Il piccolo miracolo è il discorso nuovo che nasce da questo incontro di mondi, che la Chiuri riesce a far dialogare tra loro.

La donna Dior immaginata dalla Chiuri è una guerriera che poco indugia nei dettagli e negli orpelli, concentrata sulla funzionalità e sulla necessità di proteggersi per affrontare il mondo: corpetti, lacci, pantaloni Capri per una collezione tutta giocata, nella prima parte, nel total white o nel total black, per scegliere in alcune occasioni il black&white e interrompere la monotonia con il più classico dei rossi.

Ai piedi indossa sneaker o slipper, stivali rasoterra al ginocchio dove, come per i corpetti, il senso di difesa personale è forte. È una donna che ama stupire con il tulle, da mixare spesso con la pelle, che alla linearità degli abiti al ginocchio alterna gonne vaporose e trasparenti, eredi di quelle gonne a corolla inventate da Monsieur Dior, da indossare con giacche doppiopetto, portate attillate o aperte.

È per la sera, però, che la collezione dà il meglio di sé. Dopo la rigidezza del giorno, infatti, quando poco è concesso al lezioso – se non qualche cuore o le api simbolo per eccellenza di Dior – la donna della Chiuri si spoglia della sua corazza femminista e non rinuncia alla parte più romantica e delicata della femminilità. Le t-shirt che inneggiano alla “Dior (r) evolution” lasciano spazio a abiti dai delicatissimi colori pastello, quasi impercettibili, preziosamente ricamati, decorati e arricchiti di dettagli graziosi e charmant.

Applausi scroscianti del parterre, in cui si erano fatte notare, tra le tante, Carla Bruni, Jennifer Lawrence, Rihanna, Marion Cotillard e Anna Wintour, per una Chiuri visibilmente emozionata. La prima volta è andata. Ora le spetta il compito più duro: continuare a farci sognare.