I diplomati sono favoriti nella ricerca della prima occupazione rispetto ai laureati. Questo è il dato principale che emerge da una ricerca condotta dall’Isfol, l’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori, che prende in esame la situazione occupazionale nel nostro paese.

I ragazzi italiani, che generalmente hanno più problemi a trovare lavoro rispetto ai loro coetanei di altri paesi europei, non vedono ripagate le fatiche compiute per arrivare all’agognata laurea. Per cominciare a vedere un beneficio in termini economici e di gratificazione, un “dottore” deve aspettare i 35 anni di età.

Paradossalmente i diplomati hanno maggiori possibilità di trovare subito un impiego. I dati rilevati nel corso della ricerca, che conferma quanto rilevato recentemente dal Censis, indicano che nella fascia di età compresa tra 25 e 34 anni il tasso di occupazione dei giovani diplomati è superiore di oltre un punto percentuale rispetto ai laureati. Il discorso cambia completamente nella fascia d’età 35-44, nel quale il tasso di occupazione dei laureati supera di svariati punti (oltre 6%) quello dei diplomati.

Lo stesso discorso vale a livello economico: lo stipendio medio di un laureato è pari a 1.626 euro mensili, mentre quello di un diplomato è 1.261 euro, con un divario di oltre il 28% per cento. Se si prende in esame però la fascia di età più giovane, quella fino a 44 anni, il divario non supera i 300 euro, mentre tende a crescere con l’avanzare dell’età e della carriera.

Niente soddisfazioni almeno fino ai 35 anni, quindi, per quei ragazzi che hanno investito nella propria istruzione, e che davanti alla ricerca del primo impiego si trovano davanti un mondo del lavoro poco accogliente, persino ostico e talvolta impenetrabile. I titoli di studio, i master, i dottorati, e i corsi di specializzazione, sembrano dare i loro frutti a distanza di più di un decennio, probabilmente anche a causa della staticità del mondo lavorativo italiano, che sottopone i giovani a una frustrante ed eterna gavetta.

Nella maggior parte dei paesi europei, invece, il mercato del lavoro riconosce un valore importante alla formazione universitaria, e considera un valore aggiunto la giovane età. Il divario tra l’occupazione dei laureati in Italia e quella dei loro pari negli altri stati è sconfortante: siamo sotto ai dati europei di almeno 10 punti percentuali.

I dati Isfol segnalano quindi un significativo peggioramento dei dati occupazionali e salariali dei laureati, soprattutto negli ultimi dieci anni. In sintesi la laurea continua a rappresentare un buon investimento anche in Italia, ma meno che in passato, e con più difficoltà.