Un pericoloso arretramento dei diritti dei minori: così ha scritto nero su bianco Vincenzo Spadafora nella sua prima relazione da Garante nazionale dell’infanzia e dell’adolescenza, incarico assunto pochi mesi fa. Secondo l’ex presidente di Unicef Italia, ci sono vari segnali in controtendenza rispetto all’ottima tradizione della penisola in fatto di infanzia.

Nominato pochi mesi fa grazie a una legge che finalmente ha istituito questa figura di livello nazionale a capo di un’autorità garante, che si dovrà occupare di dieci milioni e 837 mila bambini e adolescenti (il 17 per cento della popolazione del nostro Paese), Spadafora ha illustrato il suo rapporto davanti al presidente della Camera Gianfranco Fini evidenziando le lacune del nostro paese: un quadro legislativo incompleto e persino incoerente, poche strutture, poche risorse.

«L’Italia nei decenni passati si è posta molte volte all’avanguardia sul fronte della promozione dei diritti delle persone di minore età, con conquiste che hanno richiesto anni di battaglie. Eppure l’inversione di tendenza appare evidente: non è difficile cogliere nel nostro Paese la tendenza verso un pericoloso arretramento di quei diritti che sono stati faticosamente riconosciuti alle persone di minore età nell’ultimo ventennio del secolo scorso.»

Ma per quale ragione invece di progredire stiamo arretrando? Secondo il garante, c’è un paradosso: abbiamo legiferato in modo molto avanzato sul riconoscimento dei diritti dei minori a tal punto che abbiamo deresponsabilizzato gli adulti. In Italia c’è una sperequazione bella e buona tra minori e adulti, coi primi che sono detentori sulla carta di diritti che non capiscono o che non sanno esercitare, mentre la società e la politica credono di aver fatto tutto il necessario. Come uscirne?

Spadafora ha chiesto al Governo un Piano nazionale, dotato di strumenti e risorse, per fare le tante cose che mancano all’Italia per adeguarsi al livello europeo: sostegno alla genitorialità, aggiornamento per gli educatori, aiuto alla povertà minorile in contrasto all’abbandono scolastico: sono due milioni i bambini poveri in Italia.

Naturalmente la crisi economica è il mantra con la quale si giustifica e spiega tutto, compreso il peggioramento delle condizioni dei bambini e degli adolescenti (delicatissima, ad esempio, la situazione degli studenti delle medie: una fascia d’età particolare, nella quale i ragazzi sono spesso abbandonati, mentre quando frequentano gradi scolastici inferiori e superiori la loro osservazione è meglio garantita anche quando entrambi in genitori lavorano), ma la crisi ha soltanto peggiorato una tendenza che già c’era.

Spadafora ha anche parlato di giustizia minorile, e anche in questo caso non c’è da esserne soddisfatti: il sistema va riordinato, bisogna ratificare la Convenzione di Lanzarote sui nuovi reati come pedopornografia e adescamento su Internet (ferma al Senato), per non parlare della sempre attuale questione del riconoscimento di cittadinanza ai minori figli di immigrati, sulla quale si è speso anche il Presidente Napolitano.

«Spero che presto si possa arrivare a una legge che, nel rispetto della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e di altri trattati internazionali, attui pienamente il principio di non discriminazione nei confronti dei bambini che nascono in Italia da genitori stranieri, rispetto ai loro coetanei italiani con cui condividono tutto: studi, giochi, interessi ma non l’appartenenza a uno Stato che li fa sentire diversi.»

Fonte: Gr Radio