Gli elementi più recenti che invitano a riflettere sulla condizione sociale dei giovani arrivano dagli episodi sconcertanti accaduti nei giorni scorsi in diverse parti d’Italia ma, soprattutto, dai numeri allarmanti e in costante crescita delle emergenze psichiatriche fra gli adolescenti.

A Monterotondo una studentessa si è tolta la vita impiccandosi nel bagno della scuola, in provincia di Lecce un ragazzo si è quasi ferito a morte sparandosi all’addome perché il suo papà gli aveva negato la PlayStation e, infine, un minorenne è stato arrestato per aver ha ucciso il padre a coltellate davanti alla madre e agli altri tre fratelli.

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Questi sono solo alcune delle manifestazioni del disagio, forse le più estreme, che sempre più giovani si trovano costretti a vivere. Stando alle stime dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, nel 2009 ci sono stati 191 casi di emergenze psichiatriche per i ragazzi e addirittura 200 nel 2010.

Si tratta, nella maggior parte dei casi, di minorenni che non riescono a affrontare le relazioni, le responsabilità e gli eventi quotidiani con la dovuta forza e consapevolezza. Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria Infantile al Bambino Gesù, ha parlato degli accessi registrati al pronto soccorso:

“Le principali cause che determinano un quadro d’emergenza psichiatrica nei minori e che necessitano di una pronta valutazione in pronto soccorso sono molteplici. Tra queste, esordi psicotici, disturbi depressivi gravi con propositi suicidiari, tentativi di suicidio, gravi disturbi del comportamento in fase di massima gravità e intensità, abuso di sostanze, disturbi alimentari non trattabili o con grave rischio di vita, disturbi ossessivo-compulsivi o di fobia complessa, disturbi emozionali con perdita del controllo degli impulsi e stato di agitazione psicomotoria.”

Se, però, da un lato la componente psicologica e medica è palese e facilmente individuabile, non lo è altrettanto quella sociale e relazionale. Troppo spesso, ormai, alla base di patologie e problemi psicologici risiedono disagi di natura sociale, radicati all’interno del nucleo familiare e delle relazioni interpersonali in genere.

Incapacità dei ragazzi di rapportarsi agli adulti e ai coetanei in modo sereno, rabbia accumulata nei confronti del mondo e eccessiva autonomia sono solo alcune delle ragioni del disagio che, come nei casi sopracitati, porta i giovani alla distruzione della propria vita.

Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva, ha dichiarato:

“I bambini si sentono in credito e si comportano come se tutto fosse loro dovuto. Abbiamo cambiato la società: oggi se i genitori non lavorano entrambi, non ce la fanno a campare. C’è un cambio della filosofia della famiglia che ha effetti sui bambini: una volta, per esempio, tornavano alle 13 a casa, ora alle cinque. Sono spinti a essere più autonomi quando ancora non lo sono. Prima si diceva loro “ormai sei grande”, ma lo si faceva a sedici anni, oggi a cinque, sei, quando si è ancora immaturi. Insomma, tutto questo è il risultato dei ritmi frenetici della famiglia che non ha più la possibilità di gestirsi nei ritmi e nei modi.”