Crescono gli episodi di discriminazione che coinvolgono donne lavoratrici, spesso costrette a rivolgersi agli organismi di competenza per denunciare episodi di mobbing e vari tipi di penalizzazioni che toccano spesso le retribuzioni così come le aspettative di carriera.

Solo nel 2010 i casi di discriminazione localizzati nella provincia di Firenze sono stati trentacinque, cifra che indica una crescita di questi episodi ai danni delle quote rosa, rappresentate prevalentemente da donne di età compresa tra i trentuno e i quarant’anni.

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Questi dati sono emersi grazie al rapporto sull’attività svolta dalla Consigliera di Parità operante nel territorio del capoluogo toscano. Maria Grazia Maestrelli ha sottolineato come nove dei trentacinque episodi di discriminazione abbiano avuto come protagoniste donne straniere, mentre la maggioranza si sia verificata all’interno di aziende private.

Nel settore pubblico, infatti, questo spiacevole fenomeno sembra capitare meno, inoltre le segnalazioni di discriminazione riguardano principalmente la situazione che precede, o segue, il congedo per maternità, così come la retribuzione e la flessibilità degli orari.

Sembra quindi che le condizioni lavorative delle donne in Italia siano problematiche anche da questo punto di vista, che non riguarda quindi la difficoltà nel trovare un’occupazione ma nel mantenere alto il livello qualitativo del lavoro che si svolge.

Moltissime lavoratrici affermano di essere state vittime di mobbing una volta rientrate in ufficio dopo la nascita di un figlio, penalizzate nelle mansioni e nelle responsabilità proprio per l’errata convinzione che una madre di famiglia non possa garantire il medesimo rendimento di una donna senza figli.