Consumo industriale di anguria, tisane approssimative recuperate online e addirittura il morso del famigerato ragno vagante brasiliano: sono i rimedi a cui l’uomo italiano ricorre per le disfunzioni d’erezione, scelte per evitare furbescamente la paura dell’andrologo. Preparati alternativi a cui ricorre un uomo su tre, ignorandone non solo la scarsa efficacia, ma anche le possibili implicazioni per la salute.

Sì, perché una piccola disfunzione sessuale può tramutarsi in dramma se non curata istantaneamente, rendendo poi l’intervento degli specialisti troppo complicato. Ma per quale motivi gli {#uomini} inseguono le dicerie anziché affidarsi a un medico? Lo spiegano gli esperti della Società Italiana di Andrologia (SIA), in un comunicato stampa diramato da Intermedia.

È proprio Furio Pirozzi Farina, presidente della SIA, a spiegare quello che pare più che un legittimato sospetto: il “maschio italiano” ha paura a comunicare al proprio medico di aver perso le doti sessuali della gioventù.

«Rimedi che talvolta possono avere un vago razionale scientifico ma che sono proposti come “magici” e spesso venduti a caro prezzo su Internet, confezionati in prodotti di cui è difficile rintracciare il reale contenuto. Gli effetti non solo sono deludenti, ma spesso dannosi. Oggi sono invece disponibili valide e sicure soluzioni farmacologiche, in grado di rispondere anche al bisogno di praticità e discrezione, come accade per il nuovo vardenafil orodispersibile, il più recente medicinale per la cura dei disturbi erettili. La riservatezza è un aspetto da non sottovalutare, perché è proprio l’imbarazzo di rivolgersi allo specialista che spinge il maschio a cercare rimedi “alternativi” come pozioni, filtri e discipline meditative».

Si è già visto in un precedente articolo come il genere maschile sia molto restio a parlare, ma soprattutto mostrare, i genitali agli specialisti, per paura di un giudizio negativo sulla propria virilità. Anche in questa sede, si ricorda tuttavia come un medico non sia un giudice e nemmeno un giornalista di gossip: le informazioni riferite rimarranno coperte dalla più lecita privacy. La preoccupazione di dover comunicare a un andrologo le proprie défaillance sessuali è assolutamente immotivata e, soprattutto, dannosa. Lo spiega Alberto Salza, antropologo relatore all’84° Congresso nazionale della Società Italiana di Urologia:

«Gli uomini sono disposti a mettere a repentaglio la loro salute pur di non ammettere con nessuno di soffrire di disfunzione erettile. Esiste una “zona grigia” che ha a che fare con il comportamento maschile più profondo, un luogo dove il pene non è solo un “rubinetto da aggiustare”, ma un simbolo, tra corpo e cultura».

In tutto questo, gli uomini dovrebbero prendere esempio dalle loro compagne, che già dall’adolescenza fanno conoscenza del ginecologo di fiducia e vi si recano per tutto il decorso della loro vita: un piccolo controllo oggi potrebbe evitare una patologia funesta domani.