Dislessia: il 20 per cento dei bambini che frequentano la scuola primaria soffre di questo disturbo, ma spesso si tratta di diagnosi affrettate. Questa la denuncia dell’Ido di Roma, Istituto di Ortofonolgia, che mette in guardia sulle possibili conseguenze per i piccoli.

Non in tutti i casi si può subito parlare di dislessia, anche se sono molti i bambini che manifestano disturbi simili. Come si apprende dai dati dell’indagine Ido resi noti nel corso di una conferenza dal titolo “La Scuola dell’obbligo e i disturbi specifici dell’apprendimento“, invece, a due minori su dieci viene diagnosticata la dislessia, ma erroneamente.

Solo il 3 per cento dei casi totali, infatti, può appartenere realmente a questa disabilità dell’apprendimento, come afferma il direttore dell’Ido Federico Bianchi di Castelbianco.

«Una percentuale troppo alta che non può rispecchiare la realtà. Si può invece ipotizzare che solo il 3% di questi bambini sia veramente affetto da dislessia. Così da un lato i bambini si ritrovano dirottati su percorsi alternativi come portatori di una disabilità che non hanno, con oneri economici non sostenibili e totalmente inutili. Dall’altro il loro vero problema non solo non verrà affrontato, ma lascerà un vuoto di conoscenze che si ripercuoterà pesantemente sul loro curriculum di studi».

La causa di questo moltiplicarsi di diagnosi affrettate, secondo alcuni esperti, deve essere ricercata nel diverso metodo di insegnamento che caratterizza oggi la scuola primaria rispetto al passato. È la stessa tempistica di apprendimento a essere cambiata, tanto che attualmente le aspettative nei confronti dei bambini che imparano a leggere e scrivere sono notevolmente aumentate, e se il minore non raggiunge i risultati attesi nei tempi stabiliti si parla già di dislessia.

È anche vero, tuttavia, che allo stato attuale si conosce ancora poco sulle cause di questo disturbo, e le stesse metodologie di diagnosi sono limitate. Le conseguenze di una diagnosi precoce ma erronea sui bambini, però, possono essere molto pesanti e generare un disagio emotivo notevole. Spesso, inoltre, è proprio il sentirsi inferiore e non all’altezza delle aspettative a causare nel bambino insicurezza e disagio, sintomi non raramente scambiati per manifestazioni tipiche della dislessia. Alla base, secondo Bianchi di Castelbianco, ci sarebbe un approccio diverso, e sbaglaito, verso i piccoli studenti rispetto al passato.

«L’errore è quello di considerare i bambini più intelligenti di quelli di 20 anni fa solo perché gli stimoli della modernità hanno fatto in modo che i bambini oggi abbiano intuizioni intellettive più alte».