{#Disoccupato in Affitto} è l’inchiesta in forma di {#documentario} firmata da Luca Merloni e interpretato da Pietro Mereu sullo scalcinato mondo tricolore del lavoro, tra crisi nera, lavoratori precari, contratti illusori e pessimismo su quello che è il futuro che attende il Bel Paese. A breve tempo di distanza da Italy: Love it or Leave it di Gustav Hofer e Luca Ragazzi, gli italiani tornano a interrogarsi sulla condizione precaria, in tutti i sensi, di chi è alla ricerca di un lavoro, affrontando tutti i pro e i contro che la nazione ha da offrire.

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La trama di Disoccupato in Affitto è semplice e lineare, sebbene sia pronta a sottolineare uno dei temi d’attualità più scottanti degli ultimi tempi: Pietro Mereu tocca con mano la condizione lavorativa in nove città, mostrando il cartello che porta addosso su cui è scritta che non dà assolutamente adito a fraintendimento alcuno: “Disoccupato in Affitto”. Nelle vesti di uomo sandwich, girerà Roma, Milano, Napoli, Bologna, Firenze,Genova, Napoli, Cagliari e Lecce riflettendo e facendo riflettere le persone incontrate per la strada sulla situazione insostenibile dei lavoratori in Italia, fatta di disoccupazione e lavoro troppo spesso sottopagato.

Tra le persone incontrate per le strade delle città da Mereu e Luca Merloni le reazioni sono diverse: c’è chi apprezza l’iniziativa, riconoscendo e sottolineando la difficoltà reale attraversata dall’Italia in uno dei periodi più difficili della storia recente, e chi, non senza una certa provocazione di fondo si rinchiude nel proprio qualunquismo additando i giovani come vittime e carnefici, fautori della propria stessa insostenibile sorte. Non mancano neanche quelli che, senza alcuna vergogna, si nascondono dietro alla maschera dell’ormai tristemente noto “le faremo sapere”.

Non basta dunque un uomo sandwich, per quanto bizzarro e insolito possa dimostrarsi, a smuovere l’opinione di chi di dovere, soprattutto quando c’è dietro un intero Paese allo sbando, disorientato e deluso dopo anni di promesse mai mantenute. A raccontarlo sono le opinioni che si susseguono sulle musiche di The Niro, nome d’arte del romano Davide Combusti; paure e speranze di chi, davanti alla discreta telecamera di Merloni, offre la propria voce al documentario partecipato portato in sala da Distribuzione Indipendente, tra sogni infranti e triste disincanto di chi è costretto a dare in affitto non solo il proprio lavoro, ma anche – nei casi peggiori – la propria dignità per uno dei diritti fondamentali ancora troppo spesso negato ai più.