Buone notizie per i disordinati cronici, dotali di maggiore capacità di problem solving. Avere una scrivania coperta di carte di ogni genere non denota minore produttività, anzi, chi pensa che non tenere perfettamente in ordine la propria postazione sia sintomo di disorganizzazione si sbaglia di grosso.

La capacità di problem solving aumenta se non si ha molta cura per la propria scrivania, oberandola di ogni genere di oggetto o documento. Uno studio mette in evidenza come questo atteggiamento meramente esteriore significhi, in realtà, avere idee chiare e sia quindi sinonimo di efficienza.

La ricerca tedesca afferma che le persone riescono a pensare più chiaramente, e rapidamente, se sono perennemente circondate dal disordine. Il motivo? Il disordine esterno aiuta a semplificare i concetti che si hanno in mente. Il caos stimola le funzioni mentali e permette di acuire la creatività e le capacità di far fronte a problemi e situazioni differenti.

Un concetto che ci fa immancabilmente pensare alle immagini di alcuni geni celebri, come Albert Einstein, che tutti ricordiamo immerso in un ambiente alquanto disordinato che, stando a quanto sostengono i ricercatori tedeschi, ha rappresentato per lui una grande fonte di ispirazione.

L’antica concezione secondo la quale un ambiente disordinato fa affaticare la mente, rendendo difficile lo svolgimento del lavoro, è quindi da accantonare. Per arrivare a questa conclusione gli studiosi hanno testato la capacità di lavorare bene in un ambiente disorganizzato in situazioni differenti, come la classica scrivania di un ufficio amministrativo e il bancone di un negozio affollato.

In nessuno dei due casi un certo caos ha provocato la carenza della qualità del lavoro. Un punto a favore di tutti coloro che affermano di sentirsi a loro agio solo quando regna il disordine.

Fonte: Daily Mail