Dolce&Gabbana a ruota libera su moda, progetti, sodalizi e tanto altro: i due stilisti siciliani, in occasione del Vogue Festival 2016, hanno letteralmente conquistato la platea della Royal Geographical Society di Londra, durante un incontro in cui si sono regalati senza filtri alla loro ospite, la direttrice dell’edizione britannica della rivista, Alexandra Shulman.

Quest’anno la manifestazione, che festeggiava il centenario del magazine e ha visto tra gli sponsor anche Harrods, è stata ricca di incontri e di ospiti di eccezione e ha contemplato tutorial, tavole rotonde e corsi di perfezionamento che hanno coinvolto anche i settori del beauty, della fotografia e del giornalismo. Ma tra gli eventi più riusciti c’è stata proprio l’intervista fiume a Domenico Dolce e Stefano Gabbana.

I due stilisti siciliani sono famosi nel mondo per essere riusciti a far restare indipendente la loro casa di moda, scegliendo di chiudere la linea D&G, a basso prezzo (si fa per dire…) e introducendo invece una linea di Alta Moda, al di fuori dalle collezioni presentate a Parigi: “È elaborata, qualcosa di intimo, è emozione totale, per chi la fa e per chi la indossa. Durante queste giornate in luoghi bellissimi trasmettiamo qualcosa che va oltre l’abito: ha a che fare con lo stile italiano, unisce la Scala, Pavarotti e la pizza. E gli ordini scattano in contemporanea, con il telefonino. Ricordo una domanda che mi fece una cliente la prima volta: ‘questi vestiti lì presterete alle star sul red carpet?’ No è l’unica risposta possibile se vuoi sperare di venderli, perché chi li acquista vuole sentirsi unica“, ha spiegato Dolce.

I temi caldi della moda? Stefano Gabbana li ha commentati così: “È uno strano mondo quello odierno: giovani stilisti di cultura e stili completamente diversi si susseguono a disegnare marchi creati da geni come Christian Dior; risultato Dior non è più Dior, è un’altra cosa. Come dire che un famoso artista viene sostituito con qualcun altro che crea con il suo nome. Ebbene io non ci sto. Mi rifiuto di vedere il nostro marchio snaturato. Morto io, stop. Immaginate Dolce e Gabbana fatto da uno scandinavo? “.

E un no secco arriva anche nei confronti del See Now, Buy Now (“Un designer continua a lavorare e a cambiare un dettaglio per sei mesi fino a un attimo prima della sfilata. Il sogno ha bisogno di respiro, se pensi solo a fare i vestiti da vendere fai del commercio“, hanno spiegato) e della tendenza a far sfilare insieme uomo e donna: “Per Dolce e Gabbana, gli uomini sono uomini, le donne sono le donne: non riesco a mescolare i due universi… Forse siamo vecchi. Una cosa è indossare qualcosa sia maschile che femminile, ma l’uomo resta uomo e la donna resta donna“.

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D’altronde che fossero dei tradizionalisti era chiaro da tempo, viste le chiacchieratissime dichiarazioni rilasciate sulle adozioni gay e sulla famiglia, loro che sono stati insieme per vent’anni: “Ci siamo amati a lungo e ci rispettiamo anche se siamo diversissimi. Incontrarlo è stata la mia fortuna“.