Che il dolore fosse anche una questione di atteggiamento era già cosa nota. Che fosse fondamentale il modo in cui lo affrontiamo lo era altrettanto. È un fatto di “posizione“, ma nessuno si aspettava di dover prendere così alla lettera una frase del genere. Oggi sappiamo, infatti, che stare dritti ci aiuta addirittura a sopportarlo, e che il discorso vale sia per quello fisico sia per quello emotivo.

A dirlo non sono semplici dicerie né facili intuizioni, ma nientemeno che la scienza. Se possiamo dare per certo che la nostra postura abbia un ruolo tutto suo per quanto riguarda la percezione del dolore è grazie a uno studio portato a termine da un gruppo di ricercatori delle università di Toronto e della Southern California, pubblicato sul Journal of Experimental Social Psychology. Secondo il team, infatti, una posizione eretta ci aiuta a tollerare la sofferenza. E il “trucco” non vale soltanto per chi la subisce, ma anche per chi vuole aiutare gli altri a sopportare meglio il proprio dolore. Provare per credere.

Una serie di test ha messo nero su bianco come tutto questo sia vero. I ricercatori hanno posizionato sulle caviglie e sulle braccia di alcuni volontari l’apposito bracciale che serve a misurare la pressione. Dopo aver appurato che l’assunzione di una certa posizione yoga aiuti a tollerare le sollecitazioni dovute al gonfiarsi dell’apparecchio, si è passati a una verifica di tutt’altro tipo. Si è voluto indagare, infatti, su come l’essere umano reagisca al dolore sulla base della postura delle persone che ha davanti a sé, perché il tasso di tolleranza non dipende soltanto da noi, ma anche dagli altri. Si è subito reso evidente, infatti, come i volontari avessero reazioni differenti a seconda di come i ricercatori si ponessero fisicamente di fronte a loro. Mentre le persone che si erano offerte per l’esperimento osservavano e commentavano alcune immagini, gli studiosi che li stavano guidando nel test assumevano posizioni differenti, provocando diverse reazioni.

È emerso dunque che, quando il ricercatore se ne stava seduto con la schiena dritta, i volontari mostravano maggiore resistenza al dolore provocato dal bracciale che si gonfiava, mentre quando lo studioso era scomposto e rilassato la soglia di sopportazione si abbassava. E così via: ogni volta che l’uomo di fronte si ricomponeva assumendo una postura più ordinata la “lancetta” della tolleranza tornava a salire.

Sembra una cosa da poco, ma in fondo non lo è. Avere una consapevolezza di questo tipo aiuta senz’altro ad affrontare malesseri e disagi di varia natura che volenti o nolenti fanno parte della nostra vita quotidiana. Non solo il dolore fisico, infatti, ma anche quello emotivo. Ne nasce addirittura un appello rivolto alle persone che sono state lasciate. “Scaricati” di tutto il mondo, tenete la schiena dritta. Meglio se in piedi e con il petto in fuori.

Fonte: Il Sole 24 Ore.