È una storia che scuote gli animi e lascia perplessi, quella che vede come protagonista una mamma di 41 anni della provincia di Bergamo. In attesa del suo quarto figlio a gennaio del 2010 viene ricoverata d’urgenza per un’aneurisma, e cade improvvisamente in coma. Con non poche difficoltà in completo stato vegetativo, dopo 4 mesi e attraverso parto cesareo, la donna mette al mondo sua figlia.

Ma l’azienda ha deciso per il licenziamento seduta stante motivandolo con le troppe assenze lavorative; il coma che perdura da più di un anno e mezzo (da 522 giorni) ha spinto i titolari dell’azienda per la quale lavora da ben 16 anni a liquidarne la presenza. Con queste motivazioni:

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“La discontinuità della sua prestazione lavorativa crea evidenti intralci all’attività produttiva. Avendo effettuato 368 gg. di assenza nell’arco del periodo dall’ 1-6-2010 al 3-6-2011, lei ha superato il periodo di mantenimento del posto di lavoro pari a 365 giorni. La discontinuità della sua prestazione lavorativa crea evidenti intralci alla continuità produttiva, all’organizzazione del lavoro e al suo regolare funzionamento e incide sull’equilibrio dei rispettivi obblighi contrattuali”.

Una vera prevaricazione dei diritti, come sostiene il marito già provato dalla situazione e impegnato a crescere i quattro figli della coppia. Secondo i familiari potrebbe trattarsi di una condizione di discriminazione nei confronti di una persona impossibilitata a difendersi e in evidente stato di malattia. L’uomo aveva chiesto all’azienda che la moglie potesse usufruire delle vacanze accumulate durante gli anni. Ma la Nuova Tecnostampi, con sede a Lallio in provincia di Bergamo, ne ha rifiutato la richiesta mantenendo operativa la scelta del licenziamento.

L’uomo ha così replicato:

“Mi sembra scandaloso che un’azienda neghi la fruizione delle ferie utilizzando la motivazione delle esigenze produttive. Ma siamo rimasti molto, molto sorpresi da alcuni articoli pubblicati dalla stampa locale, e di uno particolare, dal titolo Termostampi, vige l’etica del {#lavoro}. Un’etica che con noi non è stata utilizzata. Chiedo rispetto per i diritti di mia moglie. Chiedo che se ne ha diritto venga riassunta: nulla di più”.

La Filctem CGIL e l’Ufficio Vertenze della CGIL, intervenuti in difesa della donna, ne hanno impugnato il licenziamento contrapponendosi alla scelta aziendale.