Sara Ottosson, giovane venticinquenne, è affetta da una patologia rarissima che le rende impossibile la procreazione perché priva degli organi riproduttivi. Il suo desiderio di maternità, forse, potrà comunque essere realizzato grazie alla madre Eva, che a 56 anni ha deciso di donare alla figlia il suo utero.

Si tratta del primo trapianto di utero mai avvenuto, escludendo un episodio analogo non andato a buon fine e accaduto in Arabia Saudita ormai undici anni fa. Oggi, grazie a nuove tecnologie e al progredire della scienza medica, sarà probabilmente possibile espiantare l’utero dalla madre e impiantarlo nel corpo della giovane Sara.

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La patologia che ha colpito la figlia di Eva Ottoson, imprenditrice svedese madre di due figli, si chiama “Sindrome di Mayer Rokitansky Kuster Hauser” e colpisce circa una donna su cinquemila. A effettuare questo delicato intervento sarà il professor Matts Brannstrom, lo stesso che operò in Arabia nel 2000 e che, a distanza di anni, è sicuro di aver trovato una soluzione che eviterà i medesimi inconvenienti riscontrati nel caso precedente.

“Tecnicamente è molto più difficile che trapiantare un rene o il cuore. Il problema principale è quello di evitare emorragie. Ma sono ottimista.”

Brannstrom è quindi fiducioso e, se il trapianto avrà successo, per Sara sarà possibile ricorrere alla fecondazione assistita, anche se non prima di un anno dall’intervento. Per la sua coraggiosa mamma si tratta di una scelta maturata dopo qualche perplessità iniziale.

“Mi ha servito bene ospitando le mie due creature. Ma ormai per me è inutile. Lei ne ha bisogno, dunque glielo cedo. L’ho anche detto a Sara. Non faremo ricorso a una madre surrogata. Ci penseremo io e te. Ma non ti sembra curioso? Lei mi ha risposto: mamma, io non ci vedo implicazioni psicologiche di nessun tipo. L’utero è solo un organo come tutti gli altri.”

Per Sara, invece, il solo timore riguarda la salute della mamma.

“In questa vicenda l’unica preoccupazione è che mia madre non corra rischi.”